sabato 30 ottobre 2010

Prendeteveli ed educateli tutti

Lucerna, Svizzera, ottobre 2010. Anche se sembra un'altra galassia: incredibile che si trovi a meno di mille chilometri da Piazza San Pietro.
La locale Chiesa cattolica ha infatti avviato una campagna informativa di tre giorni sull'Aids e la sua prevenzione. Distribuisce anche preservativi con lo slogan "Dimenticarsi è contagioso. Proteggi il tuo prossimo come te stesso".
Florian Flohr, responsabile della comunicazione della Chiesa: "Chi in tema di HIV non parla anche di preservativi si comporta in modo non etico"

NON MALE, EH?

Città del Vaticano, Trastevere, Roma, però-staterello-estero-ingerente-e-nemmen-poìno, marzo 2009. 

"L’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che al contrario aumentano il problema" - ha detto Baruch ics vi i riuscendo a rimanere serio.

QUI la coda di paglia di Angelo Bagnasco, presidente della CEI (cèi sì, ma anche sordi e insensibili ai richiami della logica, del progresso, della moderna civiltà, come ebbe a esprimersi il buon PIO I ICS, o pio nove, nel Sillabo un secoletto e mezzo fa. Sarebbe anche ora di finilla, o no?).
Ecco Bagnasco esibirsi nel suo numero migliore, la supercazzola trinita confraternita al giornalista:
"Sulla lotta all'Aids, il Papa ha semplicemente ricordato (oh, ha semplicemente ricordato. Abbiamo buona memoria, NOI) che col condom il male non è stato stroncato, ma ha più opportunamente esortato la promozione di un'opera ad ampio raggio che va inquadrata nella mentalità degli africani e si concretizza in particolare nella promozione effettiva della donna" (sì, e io c'ho la fava di Milingo), potenziando "le esperienze di cura e di assistenza, finanziando la distribuzione di medicinali accessibili a tutti..." (sì, bravo. Ci parli te con la Pfizer?). Ma "vorremmo anche dire, sommessamente e con energia (SIC!)  che non accetteremo che il Papa sui media o altrove venga irriso e offeso..." (Oh, la smettesse di vestirsi da carnevale. Non che le posizioni sarebbero meno ridicole e anacronistiche. Però aiuta).

AMICI ELVETICI, vi aspettiamo con ansia.

giovedì 28 ottobre 2010

Mentre Dobbiamo Pupparci gigidalessi, tizianiferri, marchimengoni E Altre Amenità, Che Godono Tra L'Altro Di Ottima Salute....

.... DOMANI 29 ottobre avrebbe compiuto SESSANT'ANNI RINO GAETANO.

Oggi, 29 anni dopo la sua morte, alla musica italiana (cosiddetta) è rimasto QUESTO  vuoto incolmabile.
Ma anche QUESTO.
E QUESTI.  (OCCHIO... guardarli insieme è peggio che guardare La Russa con gli occhiali da strabici).
E in precedenza, finanche QUESTO.

"Muor giovane chi è caro agli dèi" - Menandro





martedì 26 ottobre 2010

I HAD a dream...

... when I iniziai a interessarmi di sanità, e poi a lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale. Il sogno di una sanità interamente pubblica e gratuita. O perlomeno di uno stato che investe per un sistema sanitario migliore.
Un sogno romantico ovviamente, che fa a cozzi con una realtà fatta di investimenti di ben maggiore priorità, come le missioni di pace in Afghanistan e i vitalizi ai parlamentari della Repubblica.

Ora, non voglio fare il manicheo. Chi preferisce il privato, vada dal privato. Ma che sia veramente un privato. Ovvero, che le strutture private siano finanziate come sancisce la Costituzione per le scuole private: senza oneri per lo Stato.
Cioè, tu paghi per la prestazione, il privato incassa. Fine.

Invece in Italia ci siamo inventati l'accreditamento, meccanismo mediante il quale si riconosce ai soggetti già autorizzati all’esercizio di attività sanitarie lo status di potenziali erogatori di prestazioni nell’ambito e per conto del Servizio Sanitario Nazionale.
Cioè, in soldoni, la struttura accreditata o una parte di essa eroga la prestazione, la regione rimborsa tramite il sistema di pagamento a prestazione.
Ovviamente, il tutto è molto più complesso e parzialmente diversificato nelle diverse regioni. Qui un'analisi approfondita e qui un noto, drammatico caso di criminali che hanno sfruttato le possibili derive del meccanismo.
Ma chi sono i privati che investono nelle cliniche convenzionate?
In Toscana uno spicca sugli altri, ed è protagonista delle cronache degli ultimi tempi.
Ora, se c'è una categoria di soggetti che in Sanità dovrebbe tenersi a una distanza di sicurezza siderale, è quella delle COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE. Penso che le ragioni siano evidenti.
Ecco. Venerdì Umberto emissionizero Veronesi inaugurerà con un convegno il Centro Oncologico Fiorentino, presso la già bellissima Villa Ragionieri di Sesto Fiorentino stuprata esteticamente per l'occasione, dove già da maggio 2010 si era trasferita una delle più note cliniche private convenzionate fiorentine, Villanova.
Il centro è stato realizzato grazie a un investimento di 150 milioni di euro da parte della FONDIARIA - SAI già nota alle cronache giudiziarie fiorentine perchè proprietaria dell'Area di Castello.
Presidente onorario della compagnia è nientepopodimeno che Salvatore Ligresti.

Il tentativo di riabilitare il lavoro di Lombroso
Straordinarie le parole dell'Amministratore Delegato di Fondiaria - SAI al momento dell'inaugurazione della struttura. Tutto un programma.
“Con oltre 400 mila clienti, il nostro Gruppo è tra i principali operatori assicurativi nella sanità con un approccio innovativo reso possibile dall’offerta assicurativa di Fondiaria-Sai nel settore malattie, integrata dall’attività di Sistemi Sanitari , società leader nel convenzionamento di strutture sanitarie, in grado di gestire le esigenze degli assicurati anche in termini di prenotazione di ricoveri e accertamenti diagnostici, avvalendosi di strutture sanitarie convenzionate e rigorosamente selezionate a livello nazionale ”.

domenica 24 ottobre 2010

Nuovo percorso Maratona di Firenze (QUARTA PARTE)

                     Prima Parte
                     Seconda parte
                     Terza parte
Spero di non sbagliarmi, ma credo che quest'anno attraversare le Cascine sarà una vera goduria. Certo meglio dell'anno scorso, non me le son godute per nulla.
Eravamo rimasti davanti alla fonte del Narciso, dopo l'inversione a U causata dalla tramvia (gli anni scorsi si andava a diritto infilandosi di filato in centro verso gli ultimi 5 chilometri, quest'anno c'è ancora "un ballino" di chilometri da fare).
Si entra adesso in un viale completamente circondato da tigli e lecci (non entro in dettagli sulle altre specie presenti nel parco e sulla loro distribuzione sennò ci fo buio): Viale della Catena, dove si completa il tredicesimo chilometro.
Viale della Catena, visto da Viale del Narciso
 Spero che entro il giorno della gara il comune pensi a coprire i crateri presenti in questo viale, tutti comunque sul lato sinistro.
Dopo il breve Viale della Tinaia si entra nel grande Viale degli Olmi. Sulla sinistra si trova il secondo ippodromo del parco, l'Ippodromo delle Cascine. Sulla destra invece, dopo la piscina Le Pavoniere, una struttura caratteristica, la Piramide, costruita nel 1796 dall’architetto fiorentino di Ferdinando III Lorena, Giuseppe Manetti, sopra una ghiacciaia preesistente. Il ghiaccio serviva alla conservazione dei prodotti caseari della cascina.



Non sarà la piramide di Roma, però...
Termina qui il quattordicesimo chilometro. Avevamo visto un'inversione a U per evitare la tramvia; ora in qualche modo bisogna scavalcarla. In fondo al viale degli Olmi (dove si incontrano di nuovo i binari) si entra quindi in un giro pesca non molto attraente in verità, che attraverso Piazzale Jefferson, Via del Visarno (dove termina il quindicesimo chilometro) e Via del Fosso Macinante riporta il tracciato subito a valle di Porta al Prato, nel tratto finale di Via Fratelli Rosselli. Qui si incontra l'ultimo residuo delle antiche mura, la torre della serpe.

Aveva una funzione di torre di guardia. A quest'altezza, le mura piegavano ad angolo retto verso l'Arno e proseguivano idealmente sull'altra sponda all'altezza del Torrino di Santa Rosa.
Il percorso evita la tramvia semplicemente passandoci sotto. Questo terzo sottopassaggio ci porta a Ponte alla Vittoria, ponte di grande importanza strategica per la città fin dalla sua costruzione nel 1835.
Il passaggio qua sopra è secondo me un'ulteriore testimonianza dell'importanza sempre maggiore che viene conferita alla maratona: bloccare il traffico interamente sui viali e su questo ponte non è cosa da poco. L'ovvia incognita è come i fiorentini inscatolati nelle auto anche per andare al cesso reagiranno davanti a questo affronto. 
Superato il ponte e affrontate le maledizioni di orde di automobilisti frustrati, si termina il sedicesimo chilometro entrando nella rotonda (in genere, non il 28 novembre!) più trafficata del globo terracqueo, Piazza Taddeo Gaddi da cui si svolta a sinistra entrendo in via della Fonderia. In questa via segnalo dopo un centinaio di metri la presenza sulla sinistra del negozio di Abramo, secondo me il miglior kebabbaro di Firenze, da tenere in seria considerazione per il dopo-gara.
Via della Fonderia senza soluzione di continuità diviene il primo dei Lungarni affrontati dalla corsa, il Lungarno di Santa Rosa. Non cesserà mai di stupirmi il fascino che hanno i lungarni di Firenze. Detto senza retorica.
Vi si fanno tra l'altro incontri meravigliosi. Questo video è tutto da ascoltare e serbare nella memoria.


In fondo a Lungarno Santa Rosa si passa sotto a un arco che affianca il Torrino di Santa Rosa, dove iniziano le vecchie mura dal lato sud dell'Arno dove sono state risparmiate dalla demolizione e restano a circondare il centro storico.   

Il Torrino era una torre di guardia ed è affiancato dal Tabernacolo di Santa Rosa  in cui è conservato un affresco con la Pietà coi santi Giovanni Evagelista e Maria Maddalena attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio (inizio XVI secolo).
I lungarni proseguono poi con Lungarno Soderini, da cui partono due ponti: dapprima il relativamente nuovo (1949) Ponte Vespucci, quindi il Ponte alla Carraia.

Ponte alla Carraia è il secondo ponte di Firenze in ordine di costruzione, risalendo al 1218 quando fu detto Ponte Nuovo per distinguerlo dal primo, Ponte Vecchio. E' stato ricostruito più volte a seguito delle alluvioni e della guerra, quando fu ricostruito per l'ultima volta (nel 1948) a cinque arcate e ribattezzato anche ponte gobbo per   l'accentuata curvatura. 
Di fronte al ponte si svolta secco a sinistra per imboccare la lunghissima Via dei Serragli, che ci porta dalla fine del diciassettesimo alla fine del diciottesimo chilometro. All'altezza del numero 44 alzando gli occhi si può vedere la targa che ricorda la nascita dell'inventore del telefono Antonio Meucci proprio in quest'edificio.
Si arriva così in Piazza della Calza di fronte al punto più a sud delle mura, l'imponente Porta Romana.

Giunti di fronte alla porta, si fa una brusca inversione ad angolo acuto per entrare in Via Romana. Qui si trova tra l'altro uno dei quattro ingressi del Giardino di Boboli, detto l'Ingresso di Annalena. Il giardino è una delle cose che chi viene a Firenze non può mancare di vedere.
 
Proseguendo su Via Romana, al numero civico 17 si incontra l'ingresso di un'altra meraviglia, ovvero il Museo della Specola dove si trovano la collezione zoologica e la sezione anatomica del Museo di storia naturale di Firenze, nonchè la Tribuna di Galileo.
Dopo la piccola Piazza San Felice, dove si trova la prima delle colonne di Firenze che si trovano tutte lungo o nelle vicinanze del percorso, si continua a correre in mezzo alle meraviglie entrando in Piazza Pitti. Sulla destra il monumentale Palazzo Pitti, quattrocentesco. La sua costruzione riflette la gara in sfarzo che i rivali dei Medici (i Pitti e gli Strozzi principalmente) fecero per superare la famiglia "regina" della città.
Questa folle corsa portò all'indebitamento irreversibile di entrambe le famiglie e i Pitti furono costretti a cedere proprio ai Medici la residenza nel 1550. Oggi il Palazzo ospita una vasta gamma di musei di grande importanza.


Palazzo pitti e Piazza Pitti
 
                   

 
Il retro di Palazzo Pitti, su Boboli
Si esce da Piazza Pitti e si entra in Via de' Guicciardini. Qui si conclude il diciannovesimo chilometro; siamo quasi a metà e possiamo permetterci di guardare qualche secondo di una delle ultime edizioni, nel passaggio da questa via.


In fondo alla via troviamo le tre torri (Mannelli, Rossi-Cerchi e Obriachi) che controllavano l'accesso a Ponte Vecchio... che ci troviamo di fronte, e sopra il quale passeremo tra una ventina di chilometri... chi corre sopra le 4 ore voltandosi a sinistra potrebbe veder arrivare i primissimi che da Borgo San Jacopo salgono sul ponte di gran carriera. Per adesso, si svolta a destra per fare un breve tratto di Via de' Bardi per poi rientrare nei lungarni.
Entrando in Via de' Bardi si passa sotto un arco: è un tratto del Corridoio Vasariano che sarebbe troppo lungo descrivere, ma è veramente qualcosa di straordinario. Entrando in Lungarno Torrigiani e voltandosi a sinistra si può godere della vista del Corridoio sull'altro lato dell'Arno, insieme a quella sugli Uffizi, prima di esaurire i primi venti chilometri di gara.

Si arriva al Ponte alle Grazie, posto nel punto dove l'Arno è più largo. Costruito nel 1237 a 9 arcate, all'altezza dei piloni si trovavano delle cappelle tra cui quella detta Santa Maria alle Grazie sul primo pilone, da cui il nome del ponte. Fu distrutto dai nazisti in ritirata nel 1944, e ricostruito a 5 arcate nel 1957.

Dopo il ponte si incontra Lungarno Serristori. Nel centro di questo si apre Piazza Poggi, e in questa ritroviamo le mura con la Porta San Niccolò. Siamo sotto a Piazzale Michelangelo; da qui partono le Rampe del Poggi che lo raggiungono.

Porta San Niccolò
Si percorre quindi, svoltando a sinistra, di nuovo Ponte San Niccolò; è l'unico tratto attraversato due volte dal percorso. Dopo il ponte si svolta a destra e si iniziano i Lungarni della sponda nord, iniziando con Lungarno del Tempio, dove si incontra il termine del ventunesimo chilometro e immediatamente dopo la MEZZA MARATONA.

[continua...]

sabato 23 ottobre 2010

Un altro lungo è andato...



... parafrasando il Guccio ma non il tono vagamente malinconico della canzone. Perchè il passare del tempo è inevitabile ma soprattutto perchè c'è viva soddisfazzzzione all'urbi et all'orbi per l'andamento della prova.
Che era un'incognita, dopo una settimana un po' così... con sole 3 uscite di corsa e neanche venute tanto bene.
Ma tant'è, oggi c'era da concentrarsi, partire e rispettare la media voluta e cercata di 4'20"/km, ovvero qualche secondo al di sopra del ritmo maratona.


























Primi chilometri di assestamento e poi via! qualche chilometro pure troppo veloce, tanto che alla fine i pochi chilometri di progressione son venuti poco più veloci (tranne il penultimo che mi son fatto trascinare un po', e infatti l'ultimo è stato difficile...)
La nota negativa: volevo partire alle 9-9.30, orario di partenza della gara. Fra alzarsi in ritardo, cazzeggi, gps dimenticato e conseguente dietrofront son partito a mezzogiorno. Qui urrrrrge rimedio.
Domenica prossima Mezza Maratona di Arezzo, quella dopo lungo di 36 km.
Stasera invece a reintegrare un po' di nobilissime calorie qui.

giovedì 21 ottobre 2010

LA SETTIMANA ENIGMISTICA

Il quotidiano on line Affari italiani ha presentato in anteprima il nuovo simbolo di Futuro e libertà per l'Italia.

Ma c'è anche un noto settimanale che se ne sta interessando.


Le seguenti due vignette differiscono in almeno 7 piccoli particolari.



I parlamentari rappresentati da questi simboli invece non differiscono nel modo di votare alla Camera e in Commissione affari costituzionali.

martedì 19 ottobre 2010

A Milano va in scena l'involuzione

Quando frequentavo il corso di laurea in scienze biologiche a Firenze, negli anni '90 del ventesimo secolo, ricordo di essermi chiesto molte volte come mai nel piano di studi non ci fosse un corso di evoluzione biologica 2.
Come, mi dicevo, tante materie hanno due esami, la genetica, la biochimica, la fisiologia, la biologia molecolare, come mai non c'è un secondo capitolo della pietra miliare dell'intera biologia?
Al momento di laurearmi l'analisi venata da un pizzico di orgoglio del libretto completo mi ha svelato l'arcano: non c'è un corso di evoluzione biologica 2 perchè non c'è neanche un corso di evoluzione biologica 1.
Cioè, la selezione naturale e la parola Ciarlzdarvin erano relegate in note introduttive di neanche una lezione in alcuni corsi, spesso di indirizzo specialistico, o in piccoli corsi dedicati da fare emigrando temporaneamente in altri corsi di laurea.
Va da sè che ho voluto colmare la lacuna, e l'ho dovuto ovviamente fare leggendo da solo, abbondantemente dopo la laurea e quando già pensavo a fare tutt'altro, i tre capolavori assoluti di Charlie:

Viaggio di un naturalista intorno al mondo

L'origine della specie

L'origine dell'uomo

Ora, non bisogna ovviamente porre Darwin su un altare. Ma ha tracciato una via fondamentale su cui altri poi hanno camminato. E tanti passi sono ancora da fare.
Preso dalla curiosità, sono andato a vedermi i piani di studi attuali dei corsi di laurea (3+2... Berlinguer L., che tuo cugino ti strafulmini) e ho trovato quello che mi aspettavo, ovvero in più di 10 anni non è cambiato una cippa.
Poi provando a scazzare su google ho digitato "esame evoluzione biologica darwin firenze", risultato: nulla di notevole, se non che il quinto link come importanza risulta "evoluzionismo teista". Son soddisfazioni.

Ora mi chiedo: e ci si meraviglia se da anni si cerca di cacciare l'insegnamento dell'evoluzione biologica dalle scuole? quando questa è la situazione in uno dei più prestigiosi atenei d'Italia?

Ma sarà così in tutta Italia? no. Ad esempio, alla facoltà di scienze dell'Università statale di Milano insegna Marco Ferraguti, presidente della SIBE, la Società Italiana di Biologia Evoluzionistica. E tiene corsi di Evoluzione Biologica nei corsi di laurea in scienze biologiche e in scienze naturali.

Proprio a Milano però il 22 ottobre andrà in scena una curiosa conferenza, proprio in un locale di proprietà del comune. (Il sindaco, giova ricordarlo, non è omonimo di quella Letizia Moratti che taaaaaanto bene ha fatto alla scuola italiana.)

Qui l'articolo completo.
I link presenti nell'articolo spiegano bene chi sia il sedicente "creazionista islamico" (ché quelli cattolici, dice, non bastavano) promotore dell'iniziativa. Come ci si può ben fare un'idea sulla serietà degli argomenti che propone.
Un elemento più di tutti è significativo: questo personaggio regala, senza che nessuno glielo abbia chiesto, decine di migliaia di copie dei suoi libri.
Un gesto che piace ai veri ciarlatani, evidentemente.

Questo il manifesto 6x3 (altro particolare unificante...) della bella e sobria iniziativa. Io vorrei veramente che qualcuno mi spiegasse l'accostamento delle immagini nella parte destra del manifesto.
Ma è la parte sinistra che è degna di maggiore interesse. A parte che è incompleta, come dimostra l'intestazione del blog di qualche scazzone.
Ma soprattutto è effettivamente inesatta (ma non ditelo a Oktar!), come ci spiega in modo sublime il professor Pievani in questo splendido video. Da godersi tutto d'un fiato.
La scienza coi suoi dubbi e la sua obiettività non può essere sostituita dalla logica di Bozzone (ultima parte del video, e inizio della parte successiva).


lunedì 18 ottobre 2010

Ma a Milano le istituzioni (praticamente) esistono?

La collaboratrice di Giustizia Lea Garofalo è stata sciolta nell'acido nei dintorni di Monza. Il fatto risalirebbe al novembre scorso, un regolamento di conti dopo che la donna aveva rinunciato al programma di protezione.

Ma qual'è la diffusione della 'ndrangheta e della criminalità organizzata in genere a Milano e in Lombardia?

Così scriveva il Corriere della Sera il 13 luglio scorso, alla vigilia del maxi-blitz che portò all'arresto di 160 persone in tutta la Lombardia.
Il Sole 24ore ne parlava abbondantemente già un anno e mezzo fa.

Si attende ora un aggiornamento sulle posizioni del sindaco e del prefetto di Milano. Chissà se hanno almeno letto i giornali nel frattempo.



Altro lungo al tramonto

Anche stavolta devo correre il lungo nel tardo pomeriggio, correrlo la mattina appena smontato dalla notte pareva brutto ai più, ai meno, e anche a me.

I prossimi bisogna che riesca a farli di mattina, chè la gara alle cinque di pomeriggio dice un me la spostano.
Via verso le Cascine quindi, il tempo di fare un paio di foto da mettere nella presentazione della Maratona di Firenze e poi partenza. All'inizio un bel sole e di conseguenza tanta gente da scansare, e cani, carrozzine, barrocci e bici ubriache. Poi via via che si faceva buio la gente si dirada, si rimane solo in pochi runners, faccio qualche km con un ragazzo vestito come a gennaio in una tormenta di neve ma che teneva comunque un ritmo discreto.
Gradatamente il cielo è andato coprendosi tanto che mentre chiudevo l'allenamento iniziava a piovere.
Il ritmo previsto era di (ritmo maratona + 10")/km, cioè circa 4'25"/km.


Primo chilometro interlocutorio, poi via sui 4'25", le oscillazioni ci sono ma non sono eccessive mi pare. Le sensazioni erano buone, e il giorno dopo non sento affaticamento.
A 40 giorni dalla gara, tutto secondo i piani.







domenica 17 ottobre 2010

Nuovo percorso Maratona di Firenze (TERZA PARTE)

     Prima parte 
     Seconda parte










Non so da che lato di Piazza della Libertà passeranno i maratoneti, se si farà il giro della piazza o si taglierà dritto verso viale Lavagnini.
In ogni caso, continua il tratto inedito dei grandi viali, con strada ampia, i corridori sono ancora freschi. Bisogna stare attenti a non esagerare nel ritmo per non pagare dazio molti chilometri dopo.
Ci troviamo nel vertice più settentrionale della vecchia cinta muraria, dove si apriva Porta San Gallo (che permane tuttora nel lato a sud della piazza).

Porta San Gallo nel 1860,
prima della distruzione delle mura

Porta San Gallo oggi
Di fronte alla porta, verso nord, si trova l'Arco di Trionfo, costruito nel 1738 per celebrare l'arrivo dei Lorena dopo l'estinzione dei Medici.

L'Arco di Trionfo visto da Porta San Gallo
Usciti da qualche lato della piazza ci si immette comunque su Viale Spartaco Lavagnini, il viale più largo di Firenze. Si completa il quinto chilometro.
Spartaco Lavagnini fu un grande sindacalista toscano ucciso da un gruppo di squadristi fascisti a Firenze il 27 febbraio 1921.
Arrivando in fondo al viale la visuale si apre gradatamente sulla Fortezza da Basso. Fatta costruire nel Cinquecento dai Medici ad Antonio da Sangallo il Giovane, è uno dei più grandi esempi di architettura militare italiana.
 Venne così descritta nel 1775 da de Sade in occasione del suo viaggio in Italia: "[...] la forteresse Da Basso ou château Saint-Jean-Baptiste. C'est un pentagone régulier avec des bons fossés et un chemin couvert. Il faut voir l'arsenal et la fonderie de canons".
Pianta della Fortezza da Basso
 In realtà la Fortezza ha una pianta di pentagono irregolare il cui lato maggiore, quello rivolto a sud cioè verso il centro storico, è un residuo delle vecchie mura e ingloba un'altra delle porte superstiti, oggi murata, la Porta a Faenza contenuta nel cosiddetto mastio.

Il mastio, visto da Piazza Bambine e Bambini di Beslan
Dal 1967 la Fortezza è la principale struttura del Polo Fieristico di Firenze ed ospita continuamente fiere, feste, congressi, concorsi (storico un concorso per infermieri dell'Azienda Ospedaliera Careggi nel 2000 con 11000 candidati).
La Fortezza è circondata oggi dai Viali di Circonvallazione: il percorso della Maratona prevede il passaggio da Viale Strozzi, di fronte al lato sud, contenente un sottopassaggio che potrebbe rompere il ritmo agli atleti (discesa ripida-ripida risalita).
Il viale prende il nome da Filippo Strozzi, oppositore dei Medici, morto incarcerato dentro la Fortezza da Basso nel 1538.
Oltrepassata la Fortezza, un altro sottopassaggio porta al primo tratto di Viale Fratelli Rosselli (si chiude qui il sesto chilometro), che conduce al Piazzale di Porta al Prato.
Dallo sbocco di via Jacopo da Diacceto, sulla sinistra, il viale è affiancato dalla linea T1 della tramvia, che collega la stazione centrale di Firenze con Scandicci. Innumerevoli le polemiche che hanno accompagnato la costruzione della linea, altre sono in corso e altre ce ne saranno per le linee T2 e T3: la storia infinita fiorentina degli ultimi anni, guarnita da tanto di referendum con quorum mancato.
La tramvia accanto a Porta al Prato
Accanto alla Porta al Prato sorge la Stazione Leopolda, la stazione ferroviaria più antica di Firenze, oggi dismessa e adibita, nell'enorme vano dell'ex officina, agli eventi più disparati.
Di fronte a Porta al Prato il percorso svolta a destra abbandonando i grandi Viali per affrontare il primo tratto di Via del Ponte alle Mosse. Il nome della via deriva dal ponte sul torrente Mugnone dal quale "prendeva le mosse" un palio che si disputava fino al XIX secolo, la Corsa dei Barberi.
Si svolta quindi a sinistra in Via Giovanni Paisiello, dove si incontra il termine del settimo chilometro.
Alla fine di Via Paisiello secca svolta a sinistra in Via delle Cascine, che porta in Piazzale delle Cascine (ottavo chilometro). Sulla destra, la splendida Palazzina Reale settecentesca, sede della Facoltà di Agraria dell'Università di Firenze.
Inizia qui quello che nelle scorse edizioni era il tratto più temuto della maratona, quello all'interno del PARCO DELLE CASCINE. Vi si arrivava infatti al trentesimo chilometro, e sembrava di non uscirne più. I sette chilometri più lunghi della storia. Purtroppo questo tratto è soggetto a stimolare i "bari" che infestano anche questo sport. Facile tagliare infatti da una parte all'altra del parco, risparmiandosi anche diversi chilometri... ma c'è il chip...
Il parco copre una lunghezza di circa 3,5 km, da ponte alla Vittoria a ponte all'Indiano, ed è il campo di allenamento di un gran numero di podisti fiorentini, di ogni livello ed età.
La costruzione del parco delle Cascine ebbe inizio nel 1563 come tenuta agricola di proprietà di Alessandro e Cosimo I de' Medici. Con il passaggio del Granducato di Toscana dai Medici alla famiglia Lorena, il parco assunse sempre più la funzione attuale di luogo di svago.
Da Piazzale delle Cascine si entra nei quasi 2 km di Viale dell'Areonautica, che si distingue per la presenza sulla destra di una cosiddetta Scuola di guerra aerea (si chiama proprio così), che nel 2010 è proprio motivo d'orgoglio, sì. Meglio quindi girarsi a sinistra in questo tratto, il Prato del Quercione è decisamente uno spettacolo più digeribile:

Prato del Quercione visto da Piazzale delle Cascine
Passata la fine del nono chilometro, si incontra sulla destra l'Ippodromo delle Mulina, uno dei due ippodromi presenti nel parco, e sulla sinistra uno dei "luoghi sacri laici" di Firenze, l'Anfiteatro delle Cascine, impagabile luogo di ritrovi e concerti oggi scandalosamente e pretestuosamente sottoutilizzato.

Si arriva cosi al termine del decimo chilometro, in Piazzale dell'Indiano. Il luogo prende il nome dalla presenza del Monumento all'Indiano, il giovane principe Rajaram Chuttraputti di Kolhapur morto a Firenze nel 1870, le cui generi furono sparse qui, alla confluenza di Arno e Mugnone. L'area è sovrastata dal più grande ponte di Firenze, costruito nel 1972, il Ponte all'Indiano.


Monumento all'Indiano



Ponte all'Indiano



                                










Nel filmato, discussioni insaccato-politiche  in piazzale dell'Indiano, col ponte sullo sfondo.


Qui il tracciato fa un'inversione di 180 gradi: iniziano i quasi 2 km di Viale Washington. Il terreno qui testimonia la predilezione dei podisti per le Cascine, essendo segnato ogni 100 metri. Sulla destra, molti meno alberi che in passato, a causa della tromba d'aria abbattutasi sulla zona il 17 giugno di quest'anno. A 500 metri da Piazzale dell'Indiano, sulla destra, sull'argine dell'Arno, un celebre Monumento ai Caduti della Resistenza Toscana.  



Viale Washington sbocca, al termine del dodicesimo chilometro, in Piazzale Kennedy. All'ingresso di questo, sulla sinistra, il Monumento a George Washington. Sulla destra invece la passerella pedonale  che collega le Cascine col quartiere dell'Isolotto, continuamente infestata da motorini col motore acceso... si spera non il giorno della maratona quantomeno.

Si prosegue quindi su Viale Lincoln (qui, per i podisti, il terreno è segnato ogni 50 metri...) fino a che la tramvia non costringe il tracciato a un'altra brusca inversione a U come l'Arno di fronte ad Arezzo; si entra quindi nel breve Viale del Narciso e quindi sul Viale della Catena, parallelo a Viale Lincoln.
Attenzione che su viale Lincoln la strada è a schiena d'asino; conviene quindi correre al centro.
Il Viale del Narciso deve il nome alla Fontana di Narciso qui presente e che ci si trova di fronte al momento dell'inversione; sul davanti, la tavola con la dedica a Narciso.


Come testimonia l'altra iscrizione presente su un lato, si dice che di fronte alla fontana il poeta inglese Percy Bysshe Shelley nel 1819 compose la sua Ode to the west wind.


[continua...]

sabato 16 ottobre 2010

La persona sbagliata nel posto sbagliato

L'antefatto.
All' inizio del 2008 il professor Umberto Veronesi fa un'ospitata nella trasmissione di uno dei più noti zerbini televisivi e si lascia andare a un'affermazione tanto sconcertante quanto grave, e tanto più grave visto il grande prestigio e la credibilità di cui gode il professore.
Molte furono le risposte sconcertate degli esperti dopo la trasmissione.



(Un inciso. Fece molto discutere la presenza tra i partner della Fondazione Veronesi di alcune aziende piuttosto discutibili... diciamo. Come interpretare il fatto che alcune di queste aziende, tra cui ENEL e VEOLIA, non compaiano più nel listone dei partner di Veronesi?)

Oggi il professor Veronesi viene nominato direttore dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare in Italia.
Lo fa irridendo il referendum che 23 anni fa, dopo il disastro di Chernobyl, aveva sancito la volontà degli italiani di non volere l'energia nucleare.
Lo fa presentandosi in qualità di esperto in protezione ambientale.

Ricapitolando, c'è un uomo che fa affermazioni disastrose sui termovalorizzatori. Quest'uomo si presenta come esperto in protezione ambientale. Si occuperà di sicurezza. Di un settore senza futuro, rischioso, antieconomico e che gli italiani non vogliono.
Il che corrisponde più o meno a questo. Vuoi investire i tuoi risparmi. Cerchi un consulente. A chi ti rivolgi? A Calisto Tanzi. Un bancarottiere. E investi in futures della Lehman Brothers.

venerdì 15 ottobre 2010

Nuovo percorso Maratona di Firenze (SECONDA PARTE)



Prima parte









Attraversato Ponte S. Niccolò (già Ponte S. Ferdinando in onore del granduca Ferdinando III di Toscana) si entra nei Viali di Circonvallazione.
E' la fine del tratto in discesa, chi l'ha affrontato con cautela non avrà ripercussioni sulle gambe tra qualche chilometro. E' anche il momento di controllare la propria posizione, il che per me significa vedere dove sono i pacer delle 3 ore, l'ideale sarebbe stargli davanti di poco per evitare la ressa che sempre si forma intorno a loro.
Uscendo dal ponte si incrocia Lungarno Pecori Giraldi. Qui da 10 anni fa fino allo scorso giugno aveva sede un mercato multietnico il cui sgombero ha fatto molto discutere in città, ed è una vicenda ancora priva di soluzione ad oggi. A me piaceva, per inciso.


Si iniziano i Viali con Viale Giovanni Amendola, che porta a Piazza Cesare Beccaria. Qui inizia il terzo chilometro. Al centro della piazza si trova Porta alla Croce, il primo dei residui delle mura duecentesche di Firenze che si incontrano lungo il percorso.

Porta alla Croce (Piazza Beccaria)

La croce che dà il nome alla porta si sarebbe trovata nel luogo del martirio del primo martire fiorentino, san Miniato. Questi sarebbe stato in realtà un re armeno di passaggio a Firenze durante la persecuzione di Decio (250 d.c.). Avrebbe rifiutato il sacrificio agli dèi e perciò sarebbe stato decapitato. Secondo la tradizione, dopo la decapitazione Miniato si sarebbe rialzato e, afferrata la propria testa, avrebbe iniziato a correre verso il mons fiorentinus, cioè avrebbe percorso in senso inverso il percorso fatto fin qui dai maratoneti (pare senza pace makers) fermandosi nel luogo ove sorge oggi la chiesa di San Miniato al monte.
Attraverso Viale Antonio Gramsci si arriva quindi a Piazzale Donatello.

La statua di Donatello nel loggiato degli Uffizi

Padre del Rinascimento fiorentino, di Donatello rimangono a Firenze innumerevoli capolavori. Per citare solo alcuni di quelli che si trovano nei luoghi toccati dal percorso della maratona:
  • l'Annunciazione Cavalcanti e il crocifisso "contadino" in Santa Croce
  • le statue di San Marco e San Giorgio nella chiesa di Orsanmichele, in via dei Calzaioli
  • il Marzocco in Piazza della Signoria
  • il David bronzeo e il David marmoreo (tra le altre) nel museo del Bargello, in via del Proconsolo
  • la collezione nel museo dell'Opera del Duomo, sul lato nord-est di piazza del Duomo
In prossimità di Piazzale Donatello sulle mura si apriva la Porta a Pinti, oggi distrutta.
Il centro del piazzale è occupato  dal Cimitero degli Inglesi. Fu progettato da Carlo Reishammer nel 1827 su incarico della Chiesa Evangelica svizzera, cui si unirono poi anche i Russi e i Greco-ortodossi nella realizzazione di un cimitero internazionale ed ecumenico.
Nel 1877 il Cimitero venne chiuso a causa delle leggi che vietavano la sepoltura all'interno delle città.
Questo giardino della memoria accoglie 1409 tombe di letterati, artisti, mercanti ed altre personalità di 16 nazioni diverse, ma gli inglesi hanno la prevalenza.

Cimitero degli Inglesi, veduta laterale da Piazzale Donatello

Su Piazzale Donatello si apre l'entrata principale del Giardino della Gherardesca, il più grande giardino privato del centro storico. 
Si prosegue poi su Viale Matteotti, e si completa il quarto chilometro prima di raggiungere Piazza della Libertà.
Appena fuori dalla piazza, due posti ben noti e cari ai fiorentini.
Il primo è il Parterre, voluto come giardino alla francese dal granduca Pietro Leopoldo nel Settecento, frequentato oggi dai fiorentini più masochisti che ci pattinano all'aperto d'inverno.

Il secondo è il Giardino dell'Orticoltura, che si apre sulla limitrofa Via Bolognese (qui la sua storia) in cui spiccano la Serra in vetro e acciaio e la Fontana del serpente. Consigliata la visione dall'alto scendendo da Via Trento, ne vale la pena!
Nel filmato, quattro supercazzolici personaggi ci accompagnano alla scoperta del giardino...


Da notare la persistenza di certi particolari nel tempo...