giovedì 30 dicembre 2010

Fine anno di poesia e tragicommedia

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Voglio concludere in poesia questo 2010 che si prepara ad andarsene.
Che poi, andarsene... ma 'ndo' cazzo va, che giorni, mesi, anni, non son altro che convenzioni che ci siamo inventati per organizzarci meglio la vita, o forse per complicarcela, o come mezzi per avere scuse per rimandare impegni, cambiamenti, vita "a domani", "al mese prossimo", per poter dire che "il prossimo anno" sarà quello della svolta. Belle fìe siamo, sì. Io vorrei dire invece che svolto ora, in questo momento, che questo istante racchiude l'infinito passato e l'infinito futuro, anche se so che domani sera a mezzanotte sarò come sempre e come tutti briao tegolo a tirar su e poi buttar giù l'ennesimo bicchiere.
E lo vorrei dire con la consapevolezza che quello che dicono questi versi di un poeta che amo visceralmente sono una realtà che è il punto di avvio per metterla in atto, quella svolta.
Hikmet... c'è una storia che ricollego al suo nome.
Non so più se me l'hanno raccontata, se è un ricordo, se me la sto inventando in questo momento.
Allora, diciamo che c'è un ipotetico Lui. Diciamo che questo tal Lui è un personaggio che potreste arrivare a considerare interessante, se proprio ci tenete. Bastantemente intelligente, a suo modo simpatico, a tratti brillante. Di aspetto non eccessivamente ripugnante, è sempre disponibile specie con le donne che raramente ne approfittano, bontà loro. Insomma, uno che ti ramazza la stanza ma senza la scopa in culo, ecco.
C'è anche un'ipotetica Lei. Carina, non appariscente, non se la tirerebbe neanche con un carro di buoi a disposizione. Simpatica, creativa, vulcanica, e assolutamente non rompicoglioni.
Sembrano fatti per stare a pane, non credete?
I due bravi gggiovani sono compagni di studi universitari. Si conoscono al secondo anno e si piacciono, of course, ma in guisa di corrispondenza d'anime sensibili, diciamo. Inzomma, Lei sembra 'un volergliela dare, così pensa Lui almeno. So' ragazzi. Poi Lui ha una storia piuttosto lunga, e i due si perdono un po' di vista per un paio d'anni. Si rifrequentano che Lui brilla a tratti, non ripugna eccessivamente e ha sempre quella scopa in mano, mentre Lei crea, vulcanizza e non rompe i coglioni. Tuttavia c'è un fatto strano: Lei è sempre accompagnata da una tipa strana, sono amiche dicono, ma la tipa le è attaccata in modo decisamente morboso, con una gelosia viscerale che stona riferito a Lei, come stona un congiuntivo correttamente abbinato a un condizionale in un discorso di Calderoli. Lui non sa niente di eventuali storie che Lei può aver avuto in quei due anni, Lei mostra un evidente riserbo al riguardo.
Un giorno si vedono da soli. Lui pensa che è l'occasione buona per dirle quello che vorrebbe dirle di più bello, perché... beh, c'è bisogno di spiegare perché?
Un giardino di una piazza bellissima, centrale eppure discreta e non affollata fa da cornice all'incontro. Lui parla nel suo modo brillante, ma è Lei a parlare di più... e a sciogliere il suo riserbo. Lui suda freddo, sempre di più, stalattiti e stalagmiti gli imperlano la fronte oltre ai recessi più imperscrutabili del suo essere. LA TIPA. Beh, in fondo l'aveva sempre saputo, con la sua bastante intelligenza. Era finita da un po', ma le si era attaccata addosso, gelosa marcia, perché c'era un'altra in ballo. Lei aveva dei dubbi ovviamente, che con la tipa potesse essere stato un episodio folle e travolgente. Ma conosceva un tipo non ripugnante, disponibile, intelligente (in modo bastante), simpatico (a suo modo), brillante (a tratti), e che scopa benissimo (ma Lei non poteva saperlo, e poi che avete capito, eh?), e se non poteva andare con Lui (perché non poteva andare, questo era chiaro)... beh, non poteva andare con nessun altrO.
Bello sentirsi utili, pensa Lui, smoccolando POCHISSIMO.
E pensa a immagini banali quanto incontrovertibili, tipo le rette parallele che sembrano incontrarsi all'infinito o le costellazioni che sembrano un tutt'uno ma sono una proiezione fittizia di stelle distanti decine, centinaia, migliaia, milioni di anni luce che magari mentre ne guardiamo l'immagine son già esplose in una supernova o collassate in un buco nero.
Ma soprattutto ha marchiata a fuoco in tutto il suo spaziotempo vitale un'altra perla di quel  poeta meraviglioso.



Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Oh, mica penserete che io sia Lui eh?
Io uso l'aspirapolvere.

AUGURI A TUTTI!!

martedì 28 dicembre 2010

Tertium non datur

“La magistratura? La più grande minaccia per l’Italia”
Massimo D'Alema, professione ZAVORRA.
STRONZATA, o ABOMINEVOLE STRONZATA?
(cazza la randa e cavati, vai...)

domenica 26 dicembre 2010

Firenze meravigliosa, la forma un po' meno

Le avvisaglie c'erano già tutte nei giorni scorsi. Due giorni fa, una bilancia facente evidentemente parte di un NETUORCH DELL'ODIO segnava 3 (dico: TRE/00) chili in più rispetto a un mese fa (ciò corrisponde a correre con uno zainetto pieno di olive ascolane sulla schiena). Il tasso ematico (mammifero che storicamente si oppone all'ammmooore, ma si abbina benissimo alle relative maniglie) di pandori era alle stelle. In più, fra botta post-maratona, neve, cazzeggio troppi allenamenti erano saltati nelle ultime tre settimane.
Mi sveglio alle sei e un quarto e mi posiziono davanti allo specchio. Un tizio con uno zainetto di olive ascolane spalmato su tutta la figura mi guarda e ammicca. Eh, 'zzi tua, sembra dire, oggi tu hai da pati'.
Dimenticavo il motivo dell'alzata folle, a un mese dalla maratona si tiene un'altra bella gara nel centro di Firenze, il Trofeo di S.Stefano che quest'anno non parte più dallo stadio di atletica in Campo di Marte ma dalla centralissima Via de' Martelli e ha un percorso mozzafiato a dir poco, vedi sotto. 
Alle sette e mezzo esco, torno su che ho scordato mezza 'asa, torno giù e via verso il mercato centrale dove si trova il raduno. Molto fresco, ma finalmente non piove. Si capisce subito che sarà gara tirata, c'è veramente la crème de la crème. Passo dal punto di ritrovo della squadra a ritirare l'iscrizione, faccio un po' di foto tutte sfoàte tranne quella alla chiesa di s.Lorenzo con la sua bellissima facciata spoglia e poi via col riscaldamento in compagnia di Marco G., i'Pinza, reduce da una straordinaria prestazione alla maratona (e che se mi ringamba pe' Roma lo fo verde... oliva ascolana).
Partenza da Via de' Martelli come detto, bellissima, strada larga col battistero di faccia, mi metto in quarta-quinta fila mentre davanti i soliti Said, El Ghizlany, Becattini etc... (c'erano proprio tutti oggi) scalpitano.
Ecco il tracciato, con l'altimetria un po' troppo severa vista la forma molle, e il deludente riscontro cronometrico.





Viale Galileo, Firenze Marathon 2009
Parto nemmeno troppo cauto ma dopo due chilometri i primi son già in un altro fuso orario. Intanto s'è fatto il giro del duomo, poi piazza s.Firenze, ponte alle Grazie, Lungarno Serristori. Dopo il terzo s'inizia a salire verso piazzale Michelangelo, poi si percorre Viale Galileo, e da qui ci si inerpica verso Pian dei Giullari, tutto meraviglioso ma in troppi mi superano... e forse è il caso di fare du' presentazioni, no, visto che c'è tanta gente che in genere mi vede di schiena, maremma asserpentata. Ma che ho mangiato solo io in questi giorni?
In discesa torno un po' sotto. Poi nei tornanti di viale Machiavelli verso Porta Romana mi s'affianca i' Baldini A.
- Com'è?
- Eh.
- Maremma diavola, io son partito prati'amente dall'iscrizioni, avrò perso tre menuti in partenza.
- Ah.
Cioè, è partito dopo tre menuti e m'ha ripreso ar nono chilometro? ma metti anche i menuti fossero due, toh. No, via, da domani si rifà sur serio.
Porto a termine il compitino in crociera, attraverso via Romana, via Maggio, ponte s.Trinita, i lungarni, piazza s.Croce, via dell'Anguillara, via Calzaiuoli, tutte vestite a festa ma per fortuna non troppo come altri anni.
Alla fine 13.2 km in 54', media di 4'05" quando era un percorso da stare sotto ai 4', e ooooooohhhhhh... sessantatreesimo (dico: èsimo) quando nel 2010 non son mai stato sopra il cinquantesimo, maratone e mezza di Arezzo a parte.
Ripeto, da domani ci si mette di buzzo, che è tempo di ritrovare il gusto di una gara tirata.
Prima di tornare a casa ritiro il premio di categoria (premiavano i primi 100): borsa Nencini sport (credo la settantotto-settantanovesima che colleziono tra borse e portascarpe, cambiassero mai!), bella pesa. Sarà piena di olive ascolane, penso, e invece vino rosso (senza etichetta, mmmhhh.. ma tanto lo rivogo a mi' pa'), miele, marmellata e una cofana di cantucci al cioccolato. Poi dice uno ingrassa. Già, ma quell'altri?






venerdì 24 dicembre 2010

Auguri laici

«La completezza umana può essere raggiunta solo all’interno dello spazio aperto creato dal dialogo: con gli altri, con la storia, con la natura e con il cosmo. Il chiuso silenzio degli indifferenti può soltanto diventare il luogo del suicidio spirituale. Nessuno di noi è umano sin dalla nascita, se non in senso biologico. È nostro compito diventare veri esseri umani imparando a conoscere noi stessi e gli altri. Questo è possibile solo se ci immergiamo nell’oceano del linguaggio e del dialogo alimentato dalla sorgente della tradizione culturale».
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale

La laicità DOVREBBE essere uno dei fondamenti della convivenza in uno stato moderno, e alla base della laicità sta il DIALOGO. E questo parte dal mettersi sempre in discussione, dal non dare mai niente per scontato. E il dialogo non è accettare sempre senza discutere il punto di vista dell'altro, per una sorta di pudore ipocrita: è anche CRITICA, e pure feroce se occorre, ma sempre accompagnata dal rispetto per la persona.
Con queste premesse vorrei augurare BUONE FESTE a tutti. Lo faccio da laico e da praticante buddista, che naturalmente non condivide il significato religioso del Natale, ma neanche più il suo aspetto di festa "tradizionale" che mi affascinava tanto da piccolo. Un augurio particolare a chi dà a questi giorni un significato speciale per la propria vita e la propria fede. Ma anche a tutti gli altri,  e mi raccomando teniamoci sempre una risata in canna.
Allo stesso modo laicamente accetto gli auguri altrui: come ho già detto a qualcuno, lo faccio a modo mio, nel senso di considerare prezioso ogni giorno, a partire da questo.
Un abbraccio a tutti!

martedì 21 dicembre 2010

Il vangelo secondo Antonio Soccmèl

Oggi, prima pagina di - GLOM - Libero (scus. il term.).













Qui il testo integrale dell'articolo, dal blog del popolare presentatore, i cui share si misurano in gradi fahrenheit.
Non mi sento di aggiungere nulla.
Ecco un utile approfondimento.
Salviamo Soccmèl da se stesso.
Sarà difficile, visto che dicono essere uscito da CL per altri, ancora più inospitali, lidi.






lunedì 20 dicembre 2010

L'arte di correre

Ebbene, mi sono in parte riconciliato con la neve. Sabato di nuovo me ne torno a casa a piedi dal lavoro e ne approfitto per qualche foto all'universo bianco che ha trasfigurato la città, splendente sotto un cielo finalmente limpido. Ecco qua.

Il triste policlinico di Careggi ha un altro aspetto eh. Il dubbio è: dove son finite le tante nutrie del Rio Freddo inquadrato. Non ce n'è traccia. Viva preoccupazione in cucina...


Siamo sicuri che la cartellazione sia corretta?

 Una sega. Renzi, smettila di fare il rottamatore, che ti viene male, e quest'altra volta vieni a spalare, che se stanotte non pioveva le strade rimanevano come in foto. (eh ma anche gli occhi rimangono a mezzasta come sempre).
TRRRRRRRRRRRRRRR... che è? Scilipoti al citofono? No, La Pira che si rigira nella tomba.
Domenica avevo in programma di correre per 20 km. Potevo forse rinunciare?  me ne esco lo stesso a costo di fare in su e giù sul marciapiede negli unici 100 metri sgombri. Un'esperienza correre sulla neve, wow. L'anno scorso con la neve ero andato al parco delle cascine, ma c'era un corridoio centrale libero e si correva bene (salvo esser riuscito a rovinare per le terre di groppone pieno, per scansare un cane). Quest'anno sulla neve o nulla. Ghiaccio vivo non ce n'era, in qualche tratto pappa, in qualche altro dura, in altri fresca che le gambe godevano, come a correre sulla sabbia. Faticosissimo, più di 11 km a 5'15" non era possibile fare.




 Come immaginavo, non ero il solo a voler provare l'ebbrezza. Ho incrociato diversi altri podisti, alcuni bikers con ruote improbabili, anche uno sciatore di fondo nel prato di fronte a Villa Reale. E ora direi che per gli anni dieci del ventesimo secolo s'è dato, eh?


Mentre correvo su quell'ameno fondo bianco, ora affondando nel burro ora accarezzando il duro e insidioso cristallo, mi è tornato in mente un libro letto un po' di tempo fa, L'arte di correre del giapponese Murakami Haruki, scrittore con all'attivo una maratona all'anno a partire dal 1983.
Murakami parla della corsa in relazione alla sua attività di scrittore. Una prospettiva interessante.
Correre è un'arte? non è di questo che parla Murakami. Scrivere è certamente un'arte. E anche un'attività pericolosa, che genera tossine nell'animo dello scrittore. Correre è per Haruki il modo di eliminare le tossine, detto in estremissima sintesi.
Sono sincero, questo libro è stato una delusione. Nella mia mente malata mi ero immaginato Haruki parlare della strada, dei prati, dei sentieri come tele su cui far correre scarpe munite di ideali pennello e matite.
Lo avevo visto voler usare lo scalpello di una preparazione accurata per ricavare da un blocco di marmo grezzo lo stato di forma di un'opera finita per affrontare la propria sfida podistica.
Oppure la musica! io non la so leggere però... ritmi, tempi, fughe, contrappunto, m'immaginavo che un paragone ci potesse stare.
Che altro? un palcoscenico? possibile.
Ma più di tutto pensavo (e bramavo di leggere) che l'immagine che uno scrittore - cazzo! - affermato potesse creare più agevolmente fosse quella di strade come fogli bianchi su cui vergare con suole munite d'inchiostro le proprie prose, o poesie.
Invece, niente di tutto questo. Per Haruki la corsa è uno valvola di scarico. Che banalità. Almeno, cambia titolo.
E allora sarò banale anch'io, e riporto una definizione da Wikipedia: "L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza". E allora, può uno sport non essere un'arte? Faccio quindi mia l'immagine dei fogli bianchi, e dico che quando corri dipani il tuo racconto sulla strada, oppure il capitolo giornaliero di un libro che non prevede una parola fine preordinata. E i tuoi racconti si intersecano con quelli di altri che correndo scrivono, o scrivendo corrono intorno a te, ciascuno con la sua storia da raccontare, del genere che più gli si addice.
E per quanto tu scriva, la volta successiva ritrovi i fogli di nuovo bianchi, pronti ad accogliere una nuova storia. Proprio a questo pensavo calcando strade già percorse tante volte, trovandole per la prima volta innevate.
Concludo il delirio mandando un abbraccio affettuoso a tutti quelli che erano iscritti alla Maratona di Pisa, con le loro storie non scritte causa una risma di carta difettosa.


sabato 18 dicembre 2010

Bianca Neve



Si sa, in Puglia nevica abbestia ultimamente. :D
A Galatina (LE) qualcuno che deve ave' l'ufficio nella propria testa insonorizzata ha capito male.






Poi l'hanno sospeso, occomemmai.
Colleghi, non sniffate :D  




venerdì 17 dicembre 2010

Il primo che dice "che bello"...

... gli mando Scilipoti vestito da pirata e imbottito di Stanozolol, a sostituire la sveglia delle cinquettrenta del mattino.
Due orette fa me ne tornavo a piedi dal lavoro, velocità alcuni micron al secondo, con l'agilità e l'umore di chi ha una zampa di tavolino rustico inserita di traverzo nel diociliberi
Queste le foto prese nella mia via e nella mia corte.


Sei ore di neve, una città (Firenze) paralizzata come la dirigenza del PD (ma con qualsiasi meteo). 
Ah, bello, per carità. (pensare un mòccolo a piacere)
Del resto, è natale.   (pensarne uno che faccia rima, è facile su)
Voi vi buàte coll'acqua delle mozzarelle, dite la verità.
(sono un frantumagonadi, lo so) 
Ora a letto, che alle cinquettrenta arriva Scilipoti.


giovedì 16 dicembre 2010

RACCONTO. Cronache di una invasione intestina

Per chi gli va, il racconto in questione è da Silas Flannery, che ringrazio come sempre per l'ospitalità.
Buona lettura.


martedì 14 dicembre 2010

Un raggio di luce

Nel giorno in cui il bivacco di manipoli che occupa le massime istituzioni del paese mostra ancora una volta il disinteresse per tutto ciò che esula dal bieco interesse personale e il netto distacco dal paese reale, passa in secondo piano una notizia che per com'è messo questo paese di raschiatori del fondo più fondo apre qualche spiraglio tra le fosche nubi.






Ovviamente è solo il primo passo: le richieste vanno accolte dal giudice. Ma ripetiamo il beneagurante concetto: per la prima volta, il reato ipotizzato in un caso di incidente sul lavoro è omicidio volontario.
Quindi il terzo passo è: semplifichiamo il codice penale. Incidente sul lavoro. Omicidio volontario. Contesto: lacune (leggi CRATERI) nel rispetto delle misure di sicurezza degli ambienti di lavoro.
La sintesi è: omicidio volontario sul lavoro.
What else?

lunedì 13 dicembre 2010

Si riparte. Prossima fermata, Roma.

Da qualche giorno non posto niente sugli allenamenti, ma insomma, dopo la maratona del 28 m'ero un po' fermato e messo all'ingrasso (non che serva ingrassare, ma beh mangiare è una delle godurie della vita, la seconda o terza o quarta insieme a correre e leggere. La prima... uhm, ho perso il filo).
Preparata la tabella per Roma, 20 marzo, momento catartico anche questo. Si preannunciano tre mesi di fòo, perché col percorso nervoso e il fondo stradale che si troverà a Roma (mortacci loro e quasi tre millenni meravigliosi di storia! quasi tutti, via) è bene far le cosine ammodo, e no tutti lavori sul piatto come per Firenze. Mandato a mente quindi il sacro mantra (almenouncollinareasettimana-almenouncollinareasettimana-almenouncollinareasettimana... e così via con rosari a boe del 16), pronti per affrontare l'inverno e se nevica da' mòccoli mi sentano.
Quindi:
Venerdì 10: 10x100m ripetute in salita, con macchine sfreccianti rasogomito, bisogna che trovi una stradina meno frequentata. Prima e dopo, 3 km lenti.
Sabato 11: aaaaaahhhh bene. 18 km, media 4.25/km. Tutti piatti, ma quasi tutto sterrato. A seguire cena da vero sfondato (non è il locale, sono io).
Oggi lunedì 13: quasi 15km, collinare! media finale 4.31/km. Altimetria:












Percorso sulle pendici di Monte Morello, sopra casa.





Un paio di foto: la villa del Casale, nel punto più alto, e il panorama di Sesto Fiorentino che si vede da là, con Quinto Alto in primo piano.
















La canzone un mi dice una sega ma ci stava bene.



   

domenica 12 dicembre 2010

Anticipazioni: il discorso del Nano alla Camera

Oh, non v'aspettate un pezzo satirico da parte mia.
Primo, perché sono impegnato a esplorarmi contemporaneamente le cavità nasali e ciò mi occupa i due terzi dei neuroni.
Secondo, perché disponiamo di una sintesi che lo rappresenta adeguatamente, inutile fare fatica. Il rapporto di stile è cento a zero, ovviamente. Ma il metodo e, temo, i risultati sono gli stessi.
Posterdati, per due, anche un pochino antani. 


venerdì 10 dicembre 2010

Ah, l'evoluzione...

Grandi scoperte sul sito di Repubblica. A parte l'immagine a commento dell'articolo, che come sempre è fuorviante, c'entra poco con l'evoluzione e ci avrebbero perciò mesmerizzato didimi ed epididimi a furia di usarla, l'unico suo utilizzo possibile è modificarla per farci l'header dei bloggssssss.



















Insomma, singhiozzo, mal di denti, pelle d'oca, mal di schiena sarebbero il prezzo da pagare per il perfezionamento dell'intelligenza. Ipotesi interessante. Ma allora mica ci si può fermare solo a questi, così diffusi nella popolazione. Anche sympatiche caratteristiche individuali o di certe categorie di persone dovrebbero esserlo.


Ad esempio, l'esoftalmo (sì, insomma, avécci l'occhi di fòri) può risultare qualcosa di sgradevole, a una prima occhiata.
(oddio, nel terzo caso si potrebbe parlare più propriamente di stato stuporoso, del tipo... eh? sono ministra??!)

Quando si consideri però che questo peculyare attributo può essere il prezzo da pagare per il raggiungimento dei massimi livelli di acume politico, senso dello stato, coerenza col proprio ruolo e con la propria storia, ecco che cadono tutte le (pretestuose, in verità) riserve e i
boiled fish eyes vengono accolti come segno preferenziale per l'attribuzione di ministeri e sottosegretariati chiave.


 Anche l'eccesso di melanina (attuale o pregresso) in aree circoscritte può sembrare a dir poco antiestetico, agli occhi dei pochi cialtroni che non sanno capirne l'insignificanza a fronte del limpido contributo al giornalismo indipendente, coraggioso, non servile, spina nel fianco e ganasce nei malleoli della politica e del malaffare.       

Che dire poi della caratteristica di averci l'eleganza di un tricheco strabico ma sgraziato, condita da un naso da pugile, come se la faccia fosse stata usata per anni per scartavetrare i muri prima di intonacare? Beh, poca roba, se un così parco obolo ci regala pagine e pagine di prosa mirabile, che riporta la nostra letteratura alle vette d'un Foscolo o d'un Nievo.
Oh, lo so quale può essere la reazione a queste affermazioni. Che trattasi di un diarroico evacuatore di stronzate insopportabilmente banali, tradotte in film che i Vanzina a confronto diventano i Wachowski. Che i suoi scritti stanno alla sintassi come Formigoni sta alle orge. Che uno che vede il sole tramontare a sud merita che il suo habitat naturale, la miniera, glielo nasconda per un bel pezzo.
Beh, siete solo invidiosici, sapevastelo. Su di voi anatema.

Postylla.
Non so quale "errore dell'evoluzione" caratterizzi le autorità della Repubblica Ceca, ma dev'essere veramente particolare vista l'intelligenza a fondo scala che dimostrano con invidianti Yniziative come questa.



Misuratelo a Topolanek, vai.
Topolanek in una villa a caso di Topolinia
La parte sconcia oscurata nella foto sopra

martedì 7 dicembre 2010

EFFETTO FARFALLA. Racconto futuribile

Dintorni di Harrisburg, Pennysilvania. 
Nel tipico giardino di una tipica abitazione di campagna del New England, un assolutamente tipico esemplare di Felis Catus dorme stravaccato su un fianco a poca distanza da un altrettanto ordinario Canis Canis di razza orgogliosamente bastarda, di piccola taglia. 
Nell'avvicinarsi ad un esemplare di Centaurea Cyanus (fiordaliso), una farfalla ali di zebra, Eurytides Marcellus, sfiora con un suo battito d'ali le sensibilissime vibrisse del felino, svegliandolo. "Natadancane" pensa a suo modo l'animale guardandola allontanarsi, allungando voluttuosamente le quattro zampe. Nel far questo, la zampa anteriore destra intercetta il tragitto di un gruppetto di Formica fusca costrette così a cambiar direzione e a percorrere il mezzo metro che le separa dal nero lato B del canide. Un paio si infilano a un niente dalla coda. Il cane si desta, si agita nel tentativo di scacciarle, invano. Si fionda verso la porta posteriore di casa, aperta, che dà sulla cucina. Qui incoccia sulle gambe del padrone, mentre il cordless su cui questi stava componendo un numero si libra in aria e conclude la sua parabola sul tavolo.
- Cane del cazzo!
- Michael! - (la moglie) - Devi proprio esprimerti in questo modo? E chi cazzo devi chiamare alle sette del mattino?
- Ecco, appunto. Cazzo, sempre in mezzo i tuoi cazzo di animali del cazzo. Chiamerei quel cazzone di mio cugino, in Italia, se non me lo impedissero. Lì sono le undici. Beh, passami quel pane imburrato, ci riprovo dopo colazione.
Livorno, ore undici e quindici. Il cugino cazzone sta camminando svelto in via del Vigna quando nella tasca destra dei calzoni qualcosa inizia a vibrare. Si blocca all'istante per estrarre il piccolo cellulare ultrapiatto. Troppo istantaneamente: Massimo detto il Loja, che lo seguiva distratto come al solito gli stampa la sua sproporzionata pinna nasale sulla schiena.
- Ir budello di tu' ma'!! O cosa ci 'ombina fermassi 'osì, d'amblé?
L'altro lo guarda di sbieco e riparte, rispondendo al cugino americano.
Il Loja fa un gesto disgustato con la mano e si guarda intorno.
- Boia, guarda un poìno dove mi son ritrovato grazie a quel brodo. Guasiguasi mi fermo che l'ora è quella giusta.
L'insegna del bar dice "Civili", e a Livorno 'un c'è bisogno d'aggiungere altro.
- Carlo, mi fai un ponce?
- Vieni, Loja! Boia, solo te ir ponce all'undici, eh! come te lo fo, rumme e sassolino?
- Sambuca ce n'hai?
- Ce n'ho sì, dé. Ma un'è meglio 'r sassolino?  Via che ormai l'ho fòri.
- Fai te, tanto fai sempre ir cazzo che ti pare. Ha' visto? oggi forse inchiodano 'r chiorbone bitumato...
- Eh, diovolesse!
Il calendario dietro al bancone è aperto sulla pagina di maggio 2015. Dopo quasi 20 anni, il presidente del consiglio ha finalmente ricevuto una condanna definitiva, e alla Camera si sta discutendo la richiesta di autorizzazione all'arresto. La votazione è prevista per il pomeriggio, alle sedici in punto.
- Oioi 'om'è bòno 'r ponce dé. Senti, Carlo, ma poi vella storia di Mario com'andò a fini'? No, sai, fece certi pezzi...
All'altro lato del bancone, Nicola si alza e sbuffa. Voleva star tranquillo altri dieci minuti, ma sa che frenare l'esuberanza del Loja non è possibile. Rassegnato, paga ed esce. Francesca lo aspetta a Firenze per pranzo, poi nel pomeriggio lo accompagnerà agli Uffizi, dove non è mai stato. Una vecchia  amica dei tempi dell'Università. Bei tempi...
La Firenze-Pisa-Livorno è trafficata ma non ingolfata. Vado tranquillo, pensa Nicola, inutile correre rischi inutili, è una strada bastarda. Poco prima di Empoli, la botta. Nicola guarda nello specchietto. Un banale tamponamento poco dietro di lui, accosta e scende. Nessuno si è fatto niente, tutti scendono, dietro si son fermati... e già un po' di coda si sta formando.
"Boia, che botta di 'ulo, se partivo un attimo dopo beccavo tutta la 'oda". Riparte tranquillo. "Loja, amico, ir prossimo ponce te l'offro io, dé".
Ore tredici e dieci. Nicola arriva in Piazza Puccini, parcheggia come può che la zona è fra le più impossibili della città e sale tre gradini a tre le due rampe di scale di casa Faustini. Francesca non è cambiata per niente... Nicola come ogni volta si chiede come mai fra loro non sia mai scattata quella molla.
- Bischera!
- Troiaio!
Una risata cristallina di entrambi, e un abbraccio... beh...
- Lasciali stare, i Bischeri. Lo sai come originò il termine a Firenze?
- Dé, so a malapena chi erano i Quattro Mori di Livorno, io...
- Allora chétati e ascolta. Allora, devi sape' che quando costruinno i' DDòmo...
- Costruinno? 
- Costruiedero. Ma aspetta un attimo... volevo chiamare Paolo a Roma insieme a te, chiamiamolo ora visto che sei arrivato in anticipo, no?
Ore tredici e trenta. Paolo, affermato architetto trapiantato da Firenze nella capitale, con la giovane fidanzata Amanda, che è anche la praticante del suo studio, sta rientrando a casa, in via Palestro, dopo il lavoro. Un pranzo veloce, e saranno di nuovo in studio. La telefonata di Francesca lo sorprende già con le chiavi in mano. Le rimette in tasca.
- Carissima! No che non mi disturbi, affatto! Come? C'è anche quel finocchiaccio di  Nicola?!
Mentre parla, prende ad andare in su e giù per il marciapiede. Amanda si allontana verso l'angolo, spulciando il cellulare a sua volta. E' molto appariscente, Amanda. Le piace mettersi in tiro, anche per andare al lavoro. Molte teste si girano al suo passaggio, e lo sa.
E lo sa pure il guidatore di un'Audi, che transita in quel momento da via Palestro verso l'angolo con via Venti Settembre, a bassa velocità, e la guarda fissa... e lo stop si avvicina...
L'impatto è inevitabile. L'utilitaria diretta verso Porta Pia prende in pieno l'Audi che ha occupato la carreggiata e viene sbalzata nell'altra corsia, colpendo un'altra auto, due scooter, e coinvolgendo altre auto che non riescono a frenare in tempo. Sette saranno i feriti, non gravi.
Ore sedici e venti, Policlinico Umberto I, Pronto Soccorso del CTO. Due dei feriti nell'incidente si guardano sconsolati mentre aspettano il loro turno per gli ultimi accertamenti. Per entrambi si prospetta un ricovero nel reparto di Ortopedia. Occupavano il sedile posteriore di un auto blu diretta verso la Camera. Sono due giovani deputati dell'opposizione.
Pochi minuti dopo, aula di Montecitorio.
Prende la parola il Presidente della Camera.
"Comunico i risultati della votazione, a scrutinio segreto, concernente l'autorizzazione all'arresto del Presidente del Consiglio, Onorevole B.
Presenti 595. Astenuti zero.
Maggioranza 298.
Favorevoli 297, contrari 298.
La Camera respinge".
Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.
Qualche volta non è un uragano, ma si verifica con identica ineluttabilità. 



lunedì 6 dicembre 2010

Obiettivi 2011

La maratona di Firenze è ormai archiviata come lo è quasi il 2010. E' tempo di metter giù i progetti per l'anno nuovo, limitandosi a quelli in ambito podistico che riesco a farli bene, per il resto si vedrà.
Intanto la prima settimana post-gara si chiude con due uscite, di 8 e 10 km, la prima giovedì con ancora un male alle gambe da stianta' e ritmi da rìovero, la seconda sabato con ritmi accettabili (4'34" di media) e che m'ha fatto tornare la voglia di buttarmi nella mischia. Prima di fine anno solo una gara, il 26 con partenza dallo stadio d'atletica Ridolfi, mi sembra di 15 km.
Intanto ho buttato giù la tabella per la prossima Maratona di Roma, modificando in realtà quella di Firenze. Data la vicinanza dell'evento (20 marzo) la tabella decorre da OGGI, mentre sto ancora ingolfato dalle mangiate di questi giorni di riposo e ferie (l'ultima, di pesce, ieri-burp-sera). 
Un grazie al lunghista Micio per aver pubblicato la sua vincente tabella, da cui ho tratto spunto per aumentare di uno i lunghi, che però non raggiungono il numero inserito da lui, che ne fa veramente tanti!
Nell'avvicinamento, previste un paio di gare brevi e 2 mezze:
- Puccini Half Marathon a Torre del Lago il 30 gennaio 
- Mezza di Scandicci il 20 febbraio.
Non m'azzardo a questo giro a descrivere percorsi in vari volumi, 'un sono competente. Mi riguarderò però un bel documentario di rai sport (stranamente interessante vista la fonte) già visionato abbondantemente l'anno scorso in vista della prima partecipazione. Si trova a questo link:


ROMA NELLA MARATONA


L'obiettivo della gara - che ve lo dico a fa' - sono di nuovo le 2 ore 59 e 59, fallito a Firenze. E oserei dire che è l'obiettivo minimo, tanto per iniziare con le gufate.
Dopo la maratona, secondo obiettivo moooolto ambizioso è star sotto l'ora e 20 nella Mezza, segnatamente nella velocissima Maratonina di Prato, il 25 aprile, dopo essere rientrato alle gare il 10, quando ci sono sia il Vivicittà di Firenze, che la Mezza Maratona di Empoli, e ci sarà quindi da scegliere.
Da maggio gare più corte a sfare.
Autunno: la voglia è quella di fare un'altra maratona, magari all'estero se trovo qualcuno che venga con me. A ottobre ci sono tra le altre Amsterdam e Atene.
Altrimenti si farà Lucca penso.
Ciò non toglie che a quella di Firenze a fine novembre mi iscrivo, visto che è gratis essendomi migliorato dall'anno scorso. Ci penserò, ma se quella di ottobre è andata bene,  potrei dar corso a un mio pallino: correre la maratona con l'attrezzo in foto.

Sul girato in corsa, sai che documentario di presentazione ci metto su... in dieci puntate da un'ora l'una (e tre applicazioni di afasol) con retrospettive, prospettive prospettiche, cazzi, mazzi, cotiglioni & ernie dei bvlbi ocvlari. Da non perdere.

sabato 4 dicembre 2010

Sindrome di Stendhal






































Mi chiedevo se potessi avere la Sindrome di Stendhal, ieri, attonito di fronte (o meglio, sotto) al signore in foto, alla Galleria dell'Accademia, dove son tornato dopo vent'anni.


"Il fattore scatenante la crisi si ha spesso durante la visita ad un museo della città, dove il visitatore è colpito dal senso profondo di una o più opere, la relazione di queste con i loro creatori che trascende le immagini ed i soggetti; il che si manifesta inizialmente con comportamenti molto vari che possono giungere anche ad un'isteria che può spingere alla distruzione dell'opera".


In realtà io volevo solo distruggere BONDI.


"fino ad arrivare a una sorta di delirio causato da una sensazione di omnicomprensione, e libertà intellettuale generalizzata"


No, questa è la condizione normale (vienvia bischero). Da ieri sto peggio.
A parte tutto, ci sta che abbia la Syndrome di Stendhal.
Oppure son buco.
Ma VEDRAI ho la Sindrome di Stendhal.

venerdì 3 dicembre 2010

Storia di un atomo di idrogeno

Un sacrilego omaggio a Primo Levi, che sulla sua pelle provò gli effetti dell'odio per il diverso, cioè della paura dei propri limiti.


Quando giunsi su questo pianeta, esistevo da un tempo per voi inconcepibile. Senza inizio. Avevo già sperimentato tutti gli stati, tutte le reazioni, le temperature, le pressioni possibili. Ma non pensate che io sia arrivato "qui" da "altrove" "in un certo momento". Lo so che questo è il vostro modo di ragionare, e che vedete questo brandello di materia come centro di tutti gli spazi e origine di tutti i tempi. Gli Einstein sono profeti senza patria per un genere umano che non vede al di là del proprio interesse immediato.
E' che quando si forma un pianeta, il qui e ora diventano concetti molto relativi (oddio... lo sono più o meno sempre, in realtà).
Comunque sia, su questo pianeta sono tornato dopo moltissimo tempo a interagire con l'ossigeno. Il mio collega era molto più avvezzo di me, io mi son sentito tirar via l'elettrone fino a raggiungere un equilibrio caratterizzato da una struttura mirabile, che da sola spiega e racchiude in sé la meraviglia degli oceani e dei ghiacciai. Ciò che in quella frazione di millisecondo si manifestava era la differenza di elettronegatività tra idrogeno e ossigeno. No, non si tratta solo di una noiosa proprietà degli elementi che potete studiare sui testi di chimica. E' che senza di essa l'acqua sarebbe un gas, e la vita così come la conoscete non esisterebbe. Proprio così, la vita, e le interazioni che la caratterizzano si basano sulle differenze, cari signori. Vallo un po' a spiegare a Bossio e Calderolio, quei due tronfi atomi di Xenon che conobbi tanto tempo fa, che come tutti i gas nobili non "compartecipano" i propri elettroni con altri elementi, fieri della propria unicità. Le differenze con gli altri elementi li respingono, e così se ne rimangono ai margini della vita (xeno=straniero. Lo sapessero, poveretti...).
Da quel primo istante ho trascorso nella mia amata acqua milioni di anni indimenticabili, negli oceani, nei fiumi, nei laghi, nelle falde, nelle nuvole, in tutti gli organismi possibili. L'acqua è veramente la più grande meraviglia di questo pianeta (qualcuno di voi l'ha capito... guardate l'idrogeno tacere nel mare...); il legame a idrogeno (!) è un'ammaliante magia che permette tanto la dinamicità del liquido quanto la perfezione geometrica del ghiaccio.
E ho conosciuto un altro grande amore. Il carbonio. L'elemento chimico della vita. A dir la verità, con questo elemento puoi avere anche rapporti non tanto piacevoli. Gli idrocarburi non sono composti molto interessanti in cui stare. Gli incontri con l'ossigeno poi, quando sei in questa forma sono... turbolenti, ecco (specie negli ultimi tempi. Ho il sospetto che voi uomini in questo abbiate un qualche ruolo). Ho fatto parte di qualsiasi molecola organica possibile, e della moltitudine delle molecole biologiche. Gli aminoacidi, che sublime perfezione in quel tetraedro con al centro un atomo di carbonio! Qualche volta mi lego a lui, altre sono nella catena laterale, a volte nel legame peptidico. E che strutture  tridimensionali fantastiche si formano dal ripiegamento di una catena di aminoacidi, e che bello quando nell'assestarsi della struttura proteica è un mio legame a idrogeno con un atomo di ossigeno o di azoto che permette una  particolare conformazione in un certo punto! e che enormi variazioni di struttura e funzione, al variare del numero, della posizione e della disposizione dei mattoni fondamentali! non è un altro inno questo all'importanza delle differenze?
Che dire poi degli zuccheri? specie di quelli complessi, basta che cambi l'inclinazione di un legame di uno di noi con un carbonio, che la catena risultante risulta adatta a far da polimero strutturale in un caso (cellulosa), o da riserva energetica nell'altro (amido o glicogeno). Una differenza minima ma fondamentale!
La mia passione però sono gli acidi nucleici, specie il DNA (a proposito, è comparso prima lui o le proteine? io lo so. Ne son stato testimone, e mi meraviglio che vi rimangano ancora dei dubbi). Nella doppia elica son stato in tutte le posizioni, nello scheletro zucchero-fosfato, nelle basi. Anche qui è bellissimo contribuire col "mio" legame alla stabilizzazione dell'elica e al suo svolgersi.
E qual'è la più grande fabbrica delle differenze di questo pianeta, se non il DNA? Pensateci... nel vostro organismo è identico in tutte le cellule, tranne quelle sessuali mature. Identico (lasciate perdere le mutazioni, pignoli)! ma sono forse tutte identiche le vostre cellule?
Ricordate i vostri grandi cosa hanno detto, invece di stare a bocca aperta in piazza san pietro. Quel Gautama Shakyamuni, ad esempio. "Innumerevoli significati derivano da un'unica legge". 
Oh, il DNA di un organismo è un ottima concretizzazione di questa legge. Grazie a lui, si producono le proteine giuste dove servono. Io sono stato in tutte queste, innumerevoli. Nelle proteine di superficie, diverse nei vari tipi cellulari. Nell'emoglobina per veicolare l'ossigeno nel sangue, nella trombina per farlo coagulare al bisogno. Nelle proteine contrattili dei muscoli, in quelle fibrose dei tessuti connettivi. Potrei continuare per i prossimi cinquant'anni, ma molti di voi sarebbero già morti.
E che vogliamo dire della molteplicità di forme di vita che popolano la terra, da quelle microscopiche a quelle gigantesche, di tutte le forme, colori, distribuite in tutti gli ecosistemi? Poco, perché il mio contributo è trascurabile anche se continuo... Vi faccio però notare un aspetto. Avete presente quei rapporti fra specie diverse in cui entrambe traggono vantaggio? Mi riferisco alle simbiosi mutualistiche, che siano di breve durata come quelle tra gli animali impollinatori e le piante a fiore, o quelle definitive come i licheni o... VOI e la flora batterica che colonizza il vostro intestino. VOI date ai batteri il sostentamento, loro vi proteggono dai batteri patogeni, vi producono vitamine e vi fanno tante altre cose. Ci possono essere organismi più diversi di voi e loro?
Perché vi dico questo?
Perché le differenze sono fondamentali. Le differenze uniscono. Le differenze, se unite, danno un tutto che supera la somma delle parti.
Ma a veder voi sembra ci sia un'eccezione. I rapporti tra gli uomini. Tra i singoli, e forse ancora di più tra i gruppi. Sembra che le differenze vi dividano. Vi spaventino. Mi sembra di riveder Bossio e Calderolio, tzè.
Religione, etnia, cultura, luogo di nascita. Tutto è una scusa buona per dividervi; in questo modo, la somma delle parti è sempre zero, qualunque  esse siano. Vi inventate radici che non hanno senso, simboli per rimarcare una presunta unicità da piazzare anche nelle scuole, perché il pregiudizio si possa fissare anche nel futuro.
Cambiate indirizzo, perché siete fuori dal seminato, qualcuno vi aveva avvertito. 
Come chi?
"Innumerevoli significati derivano da un'unica legge".
Date retta, c'ero prima di questo pianeta, e continuerò ad esserci alla sua morte.

mercoledì 1 dicembre 2010

Per la libertà di scelta sulla propria vita


Quell'accozzaglia di predatori opportunisti che infesta il consiglio dei ministri ha deciso di infliggere l'ennesimo schiaffo alla memoria di Eluana Englaro, al dolore dei familiari e a quanti si impegnano perché chi affronta la tragedia della malattia non abbia da difendersi anche dall'azione di politicanti senza scrupoli. Il CdM ha infatti indetto per il 9 febbraio, secondo anniversario della morte della donna, una Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi.
Qui lo stucchevole comunicato ufficiale del sottosegretario Eugenia Roccella.
Questo mentre l'iter parlamentare per la legge sul testamento biologico è fermo da un anno e mezzo.

L'UAAR e Micromega lanciano allora per lo stesso 9 febbraio l'idea di una Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, come giornata di libertà e dignità da contrapporre al bigottismo e alla mancanza di rispetto del governo.
Diffondiamo l'iniziativa!

martedì 30 novembre 2010

Maratona di Firenze, il racconto. Poteva piovere.

La sveglia mi guarda con malcelata ostilità. Cazzo rompi i coglioni anche a me, se tanto sai che prima di una gara così non dormirai? beh, non si sa mai. Dormo poco ma rimugino come un grande, qualcuno dovrà pur avvertirmi che è ora di far sul serio. Le sei. Rivista la strategia mille volte, immaginati i punti chiave, soprattutto esclusa dal ceppicone l'ossessione del meteo, NON ci penserò finché non esco di casa. Due profondi respiri e mi alzo.
Le sei e due minuti. Chiudo la finestra, i vetri e la faccia sferzati dal vento e dalla pioggia. Shit.
Sul divano in bella posa stanno allineati gli "strumenti" del mestiere. Li indosso come una diciottenne che va al ballo delle debuttanti, sistemo il pettorale con la cura di un orologiaio, m'imbottisco di strati per affrontare il freddo prima della partenza. L'appuntamento è alle 7.45 co' i'Pinza alla Biblioteca Nazionale, poi con Karim alle 8 su al monumento a Michelangelo.
A mo' di omìno Misclèn rotolo verso lo scooter. Ritorno su. Ho dimenticato berretto, guantini, integratori, preservativi, quant'altro. Già che ci sono, piscio. Le sette e venti. Le sette e trentacinque, scendo di nuovo (mi ci vòle un po'... l'età avanza) e finalmente parto. Vicino al punto di ritrovo mi costringono a un giro pesca incredibile perchè non vogliono neanche gli scooter in zona. Alla fine m'invento un posto in Piazza Beccaria.
Alle otto e dieci la Biblioteca Nazionale è giustamente deserta, e io non mi sono portato il telefono. Rapidamente passo al deposito borse, e mi infilo nel serpentone di podisti che sibila verso Piazzale Michelangelo, uno spaccato di umanità più che mai variegato. C'è quello già in canottiera e shorts sotto il diluvio un'ora prima della partenza. Chi si riscalda con scatti in salita (!) su per le Rampe del Poggi. Ci sono i gruppi chiassosi di inglesi, tedeschi e scandinavi, con omoni che a vederli paiono gonfi di weiss e kilkenny, e queste quarantenni indistruttibili... qualcuna ti supera sempre con irrisoria facilità proprio nei momenti più duri. 
Malebolge è una parata di giapponesi a confronto del caos del Piazzale. Mi imbatto per caso in Karim, che mi aiuta nell'ultimo trucco imparato da David Copperfield, togliermi una vecchia calzamaglia troppo stretta in piedi sotto il diluvio. Tanto per presentarsi bene al podismo romano, eh. Grazie infinite, comunque! 
Le otto e quarantacinque. Mi infilo nella gabbia delle tre ore, piena di gente che dovrebbe stare in fondo, gli assistenti non ti guardano nemmeno in faccia. Mica come a Roma, che schierano i mastini tenuti a digiuno. 
Ti sgamano subito che sei un "locale". 
- L'è de Firensssse??
- Eh, beh.
- Ma Firense de hura o de huta?! (obese risate)
- (fastidio) Dell'ovest.
- Senta, ma en partensa se ssende? (non sforzarti con l'italiano, ti viene male)
- No, si sale andando a ritroso all'indietro.
Fermi come parlamentari del pd, si aspetta che la rai sia in comodo. Che poi come sempre la maggior parte della trasmissione saranno inquadrature a cazzo della città. Finalmente ci si muove. Ci portano al passo 400 metri più sotto, in Viale Michelangelo. L'odore di canfora si fa insostenibile, inizia a volare di tutto, mantelle, maglie di lana di roccia, tute integrali da falciatori d'erba, i mòccoli per il freddo già volavano da un po'. Soavi rumori percorrono il gruppo dei 10000, l'elicottero, le offese a Bragagna (l'orrifico telecronista rai), i GPS che si accendono.
Ore nove e ventuno, lo sparo. 
Entro mezzogiorno e venti, l'arrivo voluto per i 42,195 km.
Passo la linea di partenza dopo 30 secondi. Non male. Primi due chilometri di discesa tranquilli, nessun pestone, pochissimi mòccoli, un freddo becco. Mi guardo intorno, è proprio una bella banda. Qualcuno zigzaga, qualcuno passa sui marciapiedi per superare tutti a velocità doppia, neanche fosse una dieci chilometri. Qualcuno è ancora vestito a festa, camicioni a quadri, felpe, ho visto anche uno con un poncho fino alle caviglie. Piove, non smetterà un secondo fino a sera, così non lo dico più.
Ponte San Niccolò, dopo due chilometri. Il freddo comincia a passare. Cento metri avanti a me vedo i pace maker delle tre ore coi loro palloncini gialli. Li punto e mi impongo di stare tranquillo, che è un po' come dire a Feltri di non distorcere una notizia. Li riprendo al settimo chilometro, dopo la fine dei Viali. Alle Cascine mi sento proprio bene, così al nono aumento un pochino, c'era troppo caos intorno ai palloncini, anche un paio di cadute. Undicesimo, corro al fianco di una tipa norvegese.
- Easy? - mi fa.
- Isi, isi - dico, e a quel punto faccio lo splendido e le dico di fare attenzione che ai lati della strada è pieno di buche e conviene correre al centro. Lei si sposta, e prontamente infila in una pozza fino ai malleoli. Mi guarda come Moccia guarda un congiuntivo, così tiro dritto. A parte questo le Cascine vanno a meraviglia, ne esco al quindicesimo in media perfetta, 4.14 al chilometro. Si ripassa "diladdàrno", lungarni, porta romana, palazzo Pitti, di nuovo lungarni, tutto bene. Si risale su Ponte San Niccolò e siamo a metà gara, 1 ora 29 e 13, media 4.13, perfetto, inizia un po' di pesantezza alle gambe ma vorrei vedere.
Dopo il ventitreesimo, in via Aretina estraggo la prima stronzata dal cilindro. Mi ero portato un Enervitene da 60 ml che nei lunghi avevo sempre preso a metà percorso. Al momento programmato faccio per estrarlo dal taschino posteriore che avevo astutamente CHIUSO ERMETICAMENTE con la zip. Ovviamente le mani hanno la sensibilità di due zoccoli e la duttilità di due chele. Rallento, mi tolgo i guanti, nisba. Mi tocca fermarmi. Fermarmi! Riparto mentre i palloncini mi affiancano. Mi accodo e rimango lì nel gruppo, anche perché si corre per qualche chilometro su strade strette. 
Ventisettesimo, si entra nel Campo di Marte. E qui si svuota il cilindro. In fondo a Viale Malta un lago d'acqua, anche se ci entri dentro che ti cambia.
Eh no, istintivamente e bruscamente lo scanso, e il risultato è un bel crampo al polpaccio destro. Mi fermo e in pochi secondi è a posto, ma mi rimane una brutta sensazione...
I palloncini si allontanano, provo subito a spingere per riaccodarmi, ma un nuovo colpettino al polpaccio mi blocca. Non mi era mai capitato un crampo in corsa, e non so cosa fare, quanto posso spingere senza rischiare di dovermi fermare o di farmi male. Mi accorgo che più o meno 4.20 al chilometro è il massimo che posso fare, mentre vedo i palloncini che guadagnano poco ma inesorabilmente, loro son lì per andare regolari a 4.15. 
Al trentaduesimo in cima al cavalcavia dell'Affrico vedo bene la situazione, ormai mi hanno preso più di cento metri, questo è il momento peggiore, capisco che non li raggiungerò più anche se so che avrei tutte le energie per farlo. E allora son lacrime di frustrazione e di impotenza, un umor nero che dura un paio di chilometri. Quando entro in centro penso quasi di ritirarmi, e di riprovarci tre settimane dopo a Pisa. Il deposito borse è a poche centinaia di metri. Ma dura un attimo. Non mi posso ritirare così, qui. Verrà comunque un buon tempo, molto migliore del mio personale.
Inizio così i miei otto chilometri di itinerario speciale nelle vie del centro, di una città che troppo diamo per scontata perché la vediamo tutti i giorni e che è più bella e colorata del solito, anche sotto la pioggia e battuta da un vento gelido. Cerco di mantenere una buona andatura, e non salgo mai sopra ai 5 minuti a chilometro, anche se i piedi sono due ferri da stiro tenuti in ghiacciaia. Trovo occasionali compagni di viaggio, per chilometri o per pochi metri, in diversi mi superano lanciati, tanti vittime di una crisi li supero io.
Mi guardo queste piazze, queste strade, e quando le ritrovo così? Piazza Santissima Annunziata, le Belle Arti, la Galleria. Piazza del Duomo. Poi giù a porta al Prato, e su altri lungarni. Ultimi quattro chilometri, in tanti cominciano a incitarci, dài che è finita. E aspe', manca ancora il meglio. E appena pensato questo, salendo su ponte Santa Trinita un altro crampetto al polpaccio. Sinistro. Rallento e passa, e allora via verso Ponte Vecchio, e poi sui sampietrini più sconnessi che si può verso piazza della Signoria.
Di nuovo al Duomo, dove trovo anche la forza di un incitamento a chi passa in direzione opposta, con quasi cinque chilometri in più da fare. E' il quarantesimo. Il museo del Bargello, e poi la svolta in via Ghibellina. Un posto buono per vedersi scorrere tutta la vita davanti, visto che è più di un chilometro e devi pensare a qualcosa sennò dài di fòri. Ma finisce anche lei, giro a destra trovandomi Piazzale Michelangelo di fronte e mi viene lo sciocco e stereotipato pensiero di come sarebbe bello poter tornare indietro e riprovare... lo accantono con una smorfia e mi concentro sugli ultimi passi, verso la Biblioteca Nazionale non più deserta ma coi gradini pieni di gente che applaude... e finalmente sono in Piazza Santa Croce, uno sguardo alla Basilica e poi vedo l'arrivo, vedo i secondi scorrere, un ultimo sforzo mi mantiene sotto le 3 ore e 5 minuti ed è l'ultimo atto di quella che oggi riesco a considerare un'impresa, e una splendida esperienza.
3 ore, 4 minuti, 58 secondi. Il personale è stracciato per oltre sei minuti.
E mi sa che il 20 marzo ci si riprova a Roma ;)
Sorvolo sul rientro all'addiaccio del dopo gara. Per certe cose, ci vorrebbe un briciolo (appena appena, non esageriamo) dell'inchiostro di Rigoni Stern o di Bedeschi.