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giovedì 22 settembre 2011

Nuovissimo Percorso Maratona di Firenze

Dopo la vera rivoluzione operata dagli organizzatori lo scorso anno, la Firenze Marathon cambia nuovamente volto per  l'edizione numero 28, che andrà in scena il prossimo 27 novembre. Stavolta i cambiamenti sono più contenuti, ma inseriscono novità importanti.
L'anno scorso mi ero impegnato in una sfiancante ma divertentissima (per me, non nel risultato mi sa) descrizione dettagliata del percorso, in otto parti, che si può ritrovare qui:


Il nuovo percorso è lo stesso per quaranta quarantaduesimi. In sostanza, spariscono i due chilometri iniziali, e ne vengono inseriti altrettanti tra l'undicesimo e il tredicesimo chilometro, pe' fa' pari.
Cambia così la sede di partenza, che non è più quella (piuttosto angusta in verità) di Viale Michelangelo, sotto l'omonimo Piazzale, ma viene spostata due chilometri più giù, con l'eliminazione dal percorso del suggestivo ma strettino Viale dei Colli. Si evita così di partire in discesa, il che rende la gara più regolare e aderente ai regolamenti e soprattutto toglie una notevole fonte di stress per le gambe.
Si parte così in fondo ai Viali di Circonvallazione, sul Lungarno Pecori Giraldi.
Il luogo è certamente meno suggestivo, ma siamo forse nel punto con la sede stradale più larga dell'intera Firenze; la larghezza è almeno pari a quella dei Fori Imperiali romani, per capirsi. La linea di partenza sarà collocata dov'è il segnapunto in foto; ci si infila subito su Viale della Giovine Italia, larghissimo anch'esso (decisamente più del Viale Michelangelo dove c'era veramente da fare a cazzotti), così anche chi parte dietro può mettersi in moto abbastanza rapidamente.
Il percorso risulta così completamente piatto e veloce:
Nella descrizione fatta da me l'anno scorso, sparisce così la prima parte, che descriveva per l'appunto la partenza e i primi due chilometri.
Il Parco all'inizio di Viale dell'Indiano

I due chilometri mancanti vengono recuperati all'interno del Parco delle Cascine (vedi quarta parte del vecchio Percorso). Qui, nel corso del dodicesimo chilometro (l'anno scorso era il quattordicesimo), giunti in Piazzale Kennedy provenienti da Viale della Catena invece di svoltare a destra si prosegue dritti su Viale dell'Indiano, si svolta poi a destra su Viale del Pegaso e di nuovo a destra su Viale dell'Areonautica, dove si incrocia parte del gruppo che sta percorrendo il nono chilometro in senso opposto.
Si torna così a Piazzale Kennedy e si imbocca Viale degli Olmi mentre si sta per completare il quattordicesimo chilometro, rientrando nel percorso originale.

Via, ora tutti a iscriversi

Sotto, un celebre spettacolo registrato alle Cascine, quando qualcuno era ancora lui. 1983.

domenica 27 marzo 2011

Ricognizione à la Davide Cassani

Se c'è una cosa che non ho mai capito è l'usanza dello STRUSCIO, ovvero l'abitudine di invadere le vie centrali e supposte più scic delle città nei giorni festivi e assimilati, senza peraltro il minimo scopo apparente.
A Firenze le vie tacitamente dedicate alla bizzarra ma stolida usanza sono Via Calzaiuoli e tutto l'asse che da ponte Vecchio arriva fino a Piazza San Giovanni, coinvolgente Por S.Maria, via Calimala, piazza della Repubblica e Via Roma.
Capita nei giorni stabiliti allora che alla massa dei turisti che guardano la città solo attraverso un obiettivo fotografico si mischi questa folla di gente oziosa ma scioperata, che rimbalza dai caffèi a cinqueuri di Paszkowki ai conigelato sintetici ma radiattivi, e che si sbizzarrisce in commenti sempre fantasiosi tipo uh cara guarda bravo il madonnaro (è lo stesso di sempre che ti estorce i soliti du' euri) o in iniziative di gran pregnanza sociale tipo caro si va a vede' l'Arno (che è il solito rivo motoso di sempre color fecaloide con le stesse nutrie anabolizzate che hai visto mille volte). Ma si vede gli ci piace così.

Transumanza dei mufloni in Via Por S.Maria
Perché dico questo, perché oggi non avendo a mia volta una cippalippa nulla da fare son migrato con sapiente scelta di tempo verso il centro bicimunito, per la ricognizione del percorso della splendida Vivicittà - Firenze Half Marathon di domenica prossima, un po' come fa la vecchia gloria Cassani per le tappe del giro d'Italia arrancando su quelle salite affiancato da ospiti prestidigitosissimi che anche se non hanno mai inforcato una bicicletta in vita loro gli danno sempre delle paste che la metà avanza. Il buon Davide condisce la descrizione del percorso con aneddoti tratti dalla storia del ciclismo e dalla sua carriera tipo qui passai in maglia verde di miglior scalatore ma arrivai ultimo dopo l'autoambulanza; pensavo di far così anch'io con una telecamerina commentando tipo ecco qui è dove mi prese lo strizzone potente nella gara dell'anno scorso, ma poi ho rinunciato.
In compenso son passato attraverso lo strusciopiùsfrenato, con gran difficoltà.
Percorso del Vivicittà, no dello struscio
In realtà il percorso lo conosco ovviamente a menadito, son due giri del tracciato rosso nella foto sopra; quello che volevo rivedere è lo stato del fondo stradale che è quello che rende molto dura questa gara. Certi tratti sono inquietanti.
Allora: si parte e s'arriva in piazza S.Croce, in uno scenario da favola. Dopo la partenza, ci si illude con l'asfalto perfetto di Corso dei Tintori, poi si entra in zona di pieno struscio e il fondo si fa TRISTO attraversando Piazza della Signoria, Via Calzaiuoli, Piazza  Duomo e Piazza san Giovanni e poi la tristemente orenda Piazza della Repubblica.
Piazza della Signoria - l'anno scorso si corse in queste condizioni
Via Calzaiuoli - c'è più bùe che lastroni
Piazza della Repubblica coi suoi inutili palazzoni e il suo fondo da galera
Da qui un bel po' di chilometri con asfalto abbastanza buono, tranne brevissimi tratti. Dal chilometro 8.5 fino poco oltre il decimo, inizia invece una grattugia stradale veramente tosta, da Ponte santa Trinita, passando poi per Ponte Vecchio, Via dei Bardi, Via dei Renai, Via san Niccolò. Al secondo giro, con quasi venti chilometri nelle gambe, ci sarà da divertirsi.
uscendo da Ponte S.Trinita... 
Ponte Vecchio. Il fondo è brutto, ma sempre meglio dei negozi
Via dei Renai, novembre 1966. Il fondo è migliorato di poco.
Via S.Niccolò. In fondo si svolta a sx, prima della porta, e si ritrova l'asfalto.
Finito il tratto infernale, si attraversa Ponte alle Grazie e ci si ributta verso piazza della Signoria, al primo giro, e verso l'arrivo di Piazza S.Croce, se al secondo.
Fondo e piazza della Repubblica a parte, percorso meraviglioso. E quest'anno lo si affronterà col sole, dopo i diluvi dell'anno scorso e della maratona di novembre. Fantastico, un vedo l'ora. Obiettivo: sotto gli 80 minuti (!!). Almeno ci si prova, nonostante la difficoltà del tracciato.


venerdì 26 novembre 2010

Nuovo percorso Maratona di Firenze (OTTAVA E ULTIMA PARTE)

Prima parte
Settima parte

Siamo arrivati alla stretta finale, i chilometri più duri e più belli. L'anno scorso li si affrontava uscendo dal Parco delle Cascine e si accoglieva Via Montebello, in verità abbastanza anonima rispetto a quello che verrà, come fosse la concretizzazione di Shangri-la. Quest'anno siamo reduci da un'ennesima inversione a U in piazzale di Porta al Prato.
Qui esco un attimo dal tracciato: non posso non mettere uno spezzone dell'episodio fiorentino di Paisà di Roberto Rossellini, ambientato in Via Solferino, praticamente dietro l'angolo.





 A metà Via Montebello si svolta a destra nella breve Via Curtatone, in corrispondenza della facoltà di Economia dell'Università; da qui una svolta a sinistra ci riporta sui LUNGARNI. Questo tratto è addirittura dotato di pista ciclabile, purtroppo a Firenze ancora una relativa rarità.
Lungarno Vespucci e l'omonimo Ponte che unisce il Lungarno a Lungarno Soderini sono ovviamente dedicati a uno degli abitanti più illustri della zona di Ognissanti, Amerigo Vespucci. Il Ponte è piuttosto recente, costruito nel dopoguerra per il cinquecentenario della nascita del navigatore.
Qui a fianco, la vista che si gode dallo sbocco di Via Curtatone sul Lungarno, con in evidenza la chiesa del Cestello.

Lungarno Corsini

Si continua il Lungarno fino al successivo Ponte Nuovo, il già visto Ponte alla Carraia, incontrando di nuovo Piazza Ognissanti e, di fronte al ponte, Piazza Goldoni col flusso contrario del gruppo con runners che stavolta vanno più piano di noi (o perlomeno, così è stato fino a ora, ma manca ancora molto visto che finisce qui il trentottesimo chilometro). A Ponte Nuovo segue Lungarno Corsini, una delle cosiddette passeggiate eleganti della città, con la carreggiata caratteristicamente a schiena d'asino, quindi da affrontare al centro. Il concetto di passeggiata mi sta lì dove starebbe un condom ma i palazzi di questa via son proprio belli, a cominciare da Palazzo Corsini, per proseguire con i due palazzi della famiglia storica Gianfigliazzi, cui sono legati pezzi importanti della letteratura italiana. Nel primo che si incontra, al numero 4, abitò Alessandro Manzoni quando venne a risciacquare i panni in Arno, mentre nel secondo, al numero 2, l'autore dell'attualissimo Della Tirannide, Vittorio Alfieri visse parte della sua travagliata storia d'amore con Luisa d'Albany.
Si arriva così al ponte non più famoso ma più bello di Firenze, nonostante la fama di Ponte Vecchio e a dispetto del nome: Ponte Santa Trinita.
Il ponte da Lungarno Corsini


Terzo ponte di Firenze in ordine di costruzione (1252), è stato più volte distrutto, prima dalle alluvioni e poi, il 4 agosto 1944, dai nazisti in ritirata; è stato ricostruito nel 1958. Nella foto a destra, l'imbocco da Lungarno Corsini, col suo fondo sconnesso. Sullo sfondo, Ponte Vecchio. Alla nostra sinistra sta Piazza Santa Trinita col Palazzo Spini Feroni e l'imbocco di Via Tornabuoni. Sull'angolo, la statua della Primavera, di Pietro Francavilla. Ai quattro angoli stanno infatti statue rappresentanti le quattro stagioni; completano il quartetto l'Estate, di Giovanni Caccini, posta a fianco della Primavera e Autunno (sempre del Caccini) e Inverno (di Taddeo Landini) poste sull'altro lato dell'Arno. Dopo la distruzione del '44, le statue vennero ripescate in Arno, intatte tranne la testa della Primavera, che venne ritovata nel 1961.
                                                             
Saliti sul ponte, voltandosi a sinistra l'immagine che ci si propone è quella di Ponte Vecchio, qui sopra. Nella foto a destra, le "sporgenze" triangolari (esisterà sicuramente un termine tecnico, ma boh) dei piloni, presenti anche in quelli di Ponte alla Carraia. C'è una ragazza a sedere sopra, vedete? Ecco, alzi la mano chi a Firenze non c'è mai salito, magari briaco la sera (io le alzo tutt'e due).
Passato l'Arno, eccoci in Piazza de' Frescobaldi. Sull'angolo di sinistra, il "palazzo della missione", già palazzo Frescobaldi, che oggi ospita il Liceo Classico Machiavelli. Qui un bel documento (basta notare gli autori) di una bella azione antifascista legata a questo palazzo.
Dalla piazzetta si svolta secco a sinistra per entrare nel tratto più angusto dell'intero tracciato, Borgo San Jacopo. Nella foto il punto di accesso della via, con sull'angolo la Fontana dello Sprone del Buontalenti.
Torre dei Ramaglianti, una
delle 6 poste in Borgo S. Jacopo

Caratteristica del Borgo sono le numerose Torri medievali che si alternano agli edifici moderni, frutto della ricostruzione del dopoguerra.


   
Il "Bacchino" del Giambologna
Torre dei Rossi-Cerchi
Non si può imboccare Ponte Vecchio senza prima parlare di un posto che si trova pochi metri dietro Borgo San Jacopo. Si tratta di Piazza della Passera, luogo di fervente attività culturale. Nota anche come Canto ai Leoni, nel 2005 ha visto riconosciuto ufficialmente il suo nomignolo (la cui origine deriva probabilmente dall'antica presenza qui di un bordello). E chi non sa cosa sia la passera a Firenze, consideri la forma triangolare della piazza.


Lasciando Borgo San Jacopo, diamo un ultimo sguardo alla nostra destra dove troviamo l'ultima torre, quella dei Rossi-Cerchi, che ospita in una nicchia alla sua base il Bacco del Giambologna.
E saliamoci finalmente, su Ponte Vecchio. Diciamo subito che siamo nel punto dove l'Arno è più stretto, e quindi sul ponte più corto della città. E' l'unico ponte di epoca romana, risalente addirittura al I secolo. Danneggiato da molte alluvioni, devastato e ricostruito dopo quella del 1333, è l'unico scampato alla furia dei nazisti in ritirata. Qui e qui qualche notiziola sui cambiamenti del ponte attraverso la storia di Firenze, anche se avere la storia del Varchi a disposizione sarebbe meglio.
Vediamolo piuttosto dal punto di vista soggettivo dei corridori. La curvatura non è indifferente, il fondo è pessimo. Due ali di botteghe di orafi ci affiancano. Non suona bene, eh? ma non disperiamo. Al centro, sui due lati due piccole terrazze, su quella a ovest un busto di Benvenuto Cellini.


Sul ponte anticamente stava una statua dedicata a Marte, suo primo patrono, la quale fu prima gettata in Arno quando il patrono fu mutato in Giovanni battista, e poi ripescata e rimessa al suo posto quando Firenze fu devastata da Attila, suscitando le ire della chiesa.
Ce lo testimonia Dante in Inferno, canto XIII, vv. 139-151, dialogo con un fiorentino suicida.

   Ed elli a noi: «O anime che giunte 
siete a veder lo strazio disonesto 
c'ha le mie fronde sì da me disgiunte,
raccoglietele al piè del tristo cesto. 
I' fui de la città che nel Batista 
mutò 'l primo padrone; ond' ei per questo
sempre con l'arte sua la farà trista; 
e se non fosse che 'n sul passo d'Arno 
rimane ancor di lui alcuna vista,
que' cittadin che poi la rifondarno 
sovra 'l cener che d'Attila rimase, 
avrebber fatto lavorare indarno.
Io fei gibetto a me de le mie case».

E' sul lato est, a sovrastare le botteghe, che si ammira una delle più belle creazioni di Firenze, il Corridoio Vasariano che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti attraverso gli Uffizi, Lungarno degli Archibusieri, Ponte Vecchio e con vari escamotage attraversa tutta l'attuale via dei Guicciardini. 

Quando si esce dal ponte è ormai concluso il trentanovesimo chilometro. Voltandosi a destra godiamo di un meraviglioso scorcio sul Lungarno degli Archibusieri, col Corridoio Vasariano che lo attraversa per portarsi dagli Uffizi verso Ponte Vecchio.



Da qui in poi la gente aiuta davvero, l'anno scorso era veramente tanta. Come già ripetuto, quello che non aiuta è il fondo stradale. Si entra in Via Por Santa Maria, antichissima ma devastata dalle mine tedesche nel '44 e quasi interamente ricostruita; sono superstiti solo 3 delle molte torri che contraddistinguevano la via. Giunti di fronte alla Loggia del Mercato Nuovo col caratteristico Porcellino si svolta a destra in Via Vacchereccia (nel punto dove si trovava l'antica Porta Santa Maria) e in poche decine di metri siamo in Piazza della Signoria, da sempre il cuore politico di Firenze.
Ok, anche qui ce ne sarebbe da dire per ore. Diciamo che della piazza vedremo ben poco, perché si svolta subito a sinistra costeggiandone il lato ovest. Ma il passaggio da qui è uno dei momenti più emozionanti della corsa. O almeno, per me l'anno scorso è stato così, ma forse si trattava della consapevolezza che stavo per chiudere la mia prima maratona.
Palazzo Vecchio da Via Vacchereccia
In ogni caso, imboccando Via Vacchereccia si è subito colpiti dalla facciata di Palazzo Vecchio (e qui, la storia e la descrizione uno se la legge o ancor meglio se può se lo visita invece di far le vasche in Via Calzaiuoli), che nella sua storia di sette secoli ha ospitato i Medici (fino al 1565, poi Cosimo I se ne andò a Palazzo Pitti), il parlamento italiano,  e oggi il sindaco. Aggiungo solo che il Museo di Palazzo Vecchio fa parte del complesso dei Musei Civici Fiorentini, una di quelle cose che, come gli Uffizi o la Galleria e millanta altre, chi vive a Firenze ce l'ha in casa e un ci va mai, malidetti noi.
Il Corridoio esce da Palazzo Vecchio
Entrando in piazza, e guardando bene (e rapidamente!) alla destra di Palazzo Vecchio, si può vedere il Corridoio Vasariano che ne esce, passando sopra a Via della Ninna, per entrare negli Uffizi: perpendicolare a Via della Ninna e al Palazzo è infatti il Piazzale degli Uffizi.


Nel lato sud della piazza, a cui diamo immediatamente le spalle, sta la Loggia della Signoria o Loggia dei Lanzi,nata a fine trecento per ospitare le cerimonie ufficiali della Repubblica fiorentina; col nascere del Granducato i Medici lo trasformarono in spazio espositivo commissionando alcune sculture, altre ne furono aggiunte in seguito. Fra queste, due sono i capolavori assoluti: il Perseo con testa di Medusa di Benvenuto Cellini e il Ratto delle Sabine del Giambologna.                   
Il Ratto delle Sabine
Il Perseo


















Completano la descrizione essenziale della piazza la statue disposte sull'Arengario o ringhiera, il piano rialzato antistante l'ingresso principale di Palazzo Vecchio: Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, la copia del David di Michelangelo il cui originale  è nella Galleria dell'Accademia, le copie del Marzocco e del Giuditta e Oloferne di Donatello, i cui originali sono al museo del Bargello, la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (chiamata in città ironicamente i' Biancone).
Verso il centro della piazza si trova invece la Statua equestre di Cosimo I del Giambologna.


Sotto i Medici la piazza era anche sede di tutte le feste e le celebrazioni, e anche purtroppo delle pubbliche esecuzioni, ad esempio quella di Girolamo Savonarola, il 23 maggio 1498.
Negli ultimi anni ha invece assistito a "riunioni" di ben altro spessore, ad esempio questa, impagabile.





Abbandoniamo ora finalmente la piazza, non prima di aver rivolto una sonante pernacchia a un'altro spacciatore di caffèi a diecieuri per i gonzi, Rivoire che sta nella direzione di Via dei Calzaiuoli che imbocchiamo cercando vanamente di evitare i crateri che la caratterizzano. La caratteristica della strada è l'intenso traffico di pedoni a qualsiasi ora. C'è pieno anche di negozi, è con Via Tornabuoni il simbolo del declino della "Firenze bottegaia". Il 28 novembre, i pedoni passeranno di corsa a partire dalle 11 e fin dopo le 14. Due gli edifici più significativi: la particolarissima chiesa di Orsanmichele, con i caratteristici 14 tabernacoli posti al livello stradale con statue di santi di Donatello e Lorenzo Ghiberti tra gli altri; e la Loggia del Bigallo nell'angolo con Piazza San Giovanni.
    Si esce da Via Calzaiuoli e si entra in Piazza del Duomo. Ecco la vista che ci si para di fronte, col Campanile di Giotto e la cattedrale di Santa Maria del Fiore:


... e magari trovare un cielo così.
Il sito dove si trova la piazza era inizialmente al di fuori dalla cerchia di mura (era cioè fuori dal castrum, come s'è visto); la seconda cerchia lo inglobò per la nascita del Battistero e il conseguente spostamento dell'attività religiosa al di fuori del castrum. Il Progetto del Duomo, su incarico della Signoria, è di Arnolfo di Cambio; vi lavorarono poi Giotto e Filippo Brunelleschi, che realizzò la più grande cupola in muratura del mondo.
Nel giorno di Pasqua in piazza del Duomo si tiene una manifestazione folkloristica molto nota, lo scoppio del carro (i' Brindellone, com'è chiamato in città). Qui la storia e il significato, e qui un video dell'edizione dello scorso anno.
Si percorre il lato sud della Piazza. Con questa vista (spero di rendermene conto, non come a Roma quest'anno che ho attraversato piazza di Spagna senza accorgermene! si era al trentottesimo...):




Oltrepassato il Duomo si svolta a destra, mentre terminiamo il quarantesimo chilometro, in Via del Proconsolo. Inizia qui la lunga volata verso l'arrivo. Migliora finalmente il fondo stradale e questo aiuterà non poco. Soprattutto finisce il momento più difficile, anche chi è in crisi, vedendo il "4" nel cartello che indica il chilometraggio, ritrova energie insperate (o meglio, raschia il barile...)
Palazzo del bargello
Il nome "Proconsolo" deriva da quello del capo dell'Arte dei giudici e dei notai,che risiedeva nel palazzo attualmente al numero 6. Nella via troviamo almeno 3 gioielli autentici: al numero 10, il bellissimo Palazzo Pazzi, appartenuto alla famiglia acerrima nemica dei Medici; al numero 12, il Palazzo Nonfinito, sede della sezione Antropologia ed Etnologia del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze; e soprattutto al numero 4 il Museo del Bargello.
Alcune delle meraviglie conservate al Bargello: opere di Michelangelo (il Bacco, il David-Apollo, il Ritratto di Bruto, il Tondo Pitti), di Donatello (i due David, marmoreo e bronzeo, il Marzocco, il San Giorgio), e poi del Cellini, del Giambologna, dei Della Robbia per citarne solo alcuni.
Si intravede già il tribunale di Piazza San Firenze, ed è come se un giudizio stesse per essere emesso. Lo si evita però, svoltando a sinistra in Via Ghibellina. Questo lungo rettilineo di circa un chilometro offre un'ultima, dura prova a tutti, se ne vede la fine ma questa sembra non arrivare mai. Ci sono un sacco di cose interessanti in questa via e dintorni, ma sfido chiunque ad accorgersene, non c'è neanche il modo di distrarsi e guardare il programma del Teatro Verdi. L'unica cosa che si può fare è mettere un piede avanti all'altro nel miglior modo possibile, e mentre si conclude il quarantunesimo chilometro, ascoltare il frastuono proveniente dall'arrivo che dista un centinaio di metri in linea d'aria., alla nostra destra.
Biblioteca Nazionale
Finalmente arriva la fine della via, pure in leggera salita. Mancano poche centinaia di metri. Mentre svoltiamo a destra in Viale Giovine Italia, forse tanta altra gente sta per entrare in centro, di fronte a noi, da Viale Duca degli Abruzzi. Forza ragazzi e ragazze. Si arriva in Piazza Piave, il tempo di ricordarsi che qui finivano le mura ed est della città (c'è ancora la Torre della Zecca Vecchia a testimoniarlo) che si completa l'inversione girando a destra in Lungarno della Zecca Vecchia. Alla nostra sinistra i container del deposito borse, dove la giornata era iniziata ore prima. Oltre questi, oltre l'Arno, lo sguardo si perde su, su verso Piazzale Michelangelo. Davanti a noi, comunque la si veda, una piccola grande impresa. Siamo al termine del quarantaduesimo chilometro, in Piazza dei Cavalleggeri, ed è un peccato non dedicare maggiore attenzione alla biblioteca più grande d'Italia e tra le maggiori europee, la Biblioteca Nazionale Centrale. Magari ci torneremo, ma ora infiliamoci brevemente in Corso dei Tintori, e da qui in Via Magliabechi.
Si entra in piazza. Questo il profilo della Basilica di Santa Croce che ci si staglia di fronte. E' il luogo dove sono sepolti l'Alfieri, il Foscolo, Michelangelo, e tanti altri, ma questo oggi poco importa. Torneremo a visitarla, come la piazza che è un gioiello e che oggi è trasfigurata. Perchè girando a sinistra appena entrati in Piazza Santa Croce, l'arrivo è finalmente davanti a noi.
Tagliamo il traguardo.
Per ciascuno di noi, questo significherà qualcosa, ognuno nel suo piccolo/grande. 
Chiudiamo con un video beneagurante.    
La lunga processione degli arrivi, edizione 2007. Questi sono i primi, coi successivi 25 circa si coprono tutti i partecipanti.
Buona corsa!






domenica 21 novembre 2010

Nuovo percorso Maratona di Firenze (SETTIMA PARTE)

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte



Abbiamo passato il trentacinquesimo chilometro, e siamo nel cuore del centro storico. Questi due fatti ci dicono che siamo nel vivo più vivo della corsa, e sicuramente stanchini, ma anche circondati da due ali di gente, e questo ci dà sicuramente una spinta che può rendere capaci di sopportare meglio la fatica. Questo è quello che ricordo del passaggio dell'anno scorso da Piazza San Giovanni gremita (ma avevamo percorso otto chilometri in meno...).
Uscendo dalla piazza si entra in quello che era il nucleo del castrum dell'antica Florentia. Ecco allora che indòsso i nèi d'ordinanza, m'improvviso novello porta-a-portista e vi sottopongo un bel plastico del castrum dei tempi dell'imperatore Adriano. Lo psicologo arriva dopo.

Nel castrum si distinguevano i decumani, cioè le vie orientate in senso est-ovest (parallele all'Arno in questo caso) e i cardi, le vie perpendicolari a queste, orientate in senso nord-sud. In particolare la vie principali erano il decumanus maximus e il cardus maximus, che si intersecavano in un punto del foro. Questo punto corrisponde alla attuale Colonna dell'Abbondanza.

In azzurro nella pianta il perimetro attuale dell'antico castrum. Il decumanus maximus corrisponde alle attuali Via Strozzi, Via degli Speziali e Corso; il cardus maximus a Via Roma e Via Calimala; il foro è più o meno l'attuale Piazza della Repubblica. Il foro era il centro religioso, politico ed economico della città. Dal Medioevo, mantenne solo la funzione di centro degli scambi commerciali: l'area del foro e del cardus maximus venne a ospitare il Mercato Vecchio oltre che, dal 1571, il Ghetto destinato agli ebrei.
Dal 1885, nell'ambito del già visto risanamento l'area, coinvolgendo anche aree limitrofe, fu sventrata a al posto del mercato sorsero Piazza Vittorio Emanuele II (poi Piazza della Repubblica dal dopoguerra) e le vie circostanti, stravolgendo completamente il significato della zona.
Ma entriamoci finalmente, nel castrum. Dal cardus maximus - Via Roma - si svolta a destra e si percorre l'asse centrale di Piazza della Repubblica, passando accanto alla colonna dell'abbondanza, e uscendone passando sotto il grande arco di trionfo circondato da due ali di portici che formano il lato ovest della piazza.
Gli altri tre lati sono formati dai grandi edifici costruiti a fine '800. Nel complesso è la grande piazza di Firenze che mi piace meno, la trovo fredda. Naturalmente, anche qui occhio al fondo che non è dei migliori!

La piazza vista dall'angolo con Via Roma


E che a nessuno salti in mente di prendere un caffè da queste parti!
C'è tanti posti dove andare, perchè uno deve spende' dieceuri solo per sedersi da Paszkowski, da Gilli, alle Giubbe Rosse, o da Rivoire, nella vicina Piazza della Signoria...
e francamente chi se ne frega se da Paszkowski ci andava il Salvemini, o se Soffici e Prezzolini alle Giubbe Rosse ricoprivano di rutti i futuristi di Marinetti... o forse se ne facevano ricoprire.

Ma eccoci nel decumanus maximus, per la precisione in Via degli Strozzi. Da qui inizia un tratto favorevole in leggera pendenza negativa che arriva fino all'Arno, utile per tirare il fiato. La via ha al suo centro l'omonima piazza, già Piazza delle Cipolle ai tempi del Mercato Vecchio; anche questa zona ha radicalmente cambiato aspetto ai tempi del risanamento ma conserva uno dei più begli esempi del Rinascimento fiorentino, Palazzo Strozzi.
Oggi il Palazzo ospita istituti associazioni letterarie, fondazioni, istituzioni universitarie, mostre e risulta uno dei più dinamici centri culturali della città, se non d'Italia. Tra le altre cose, vi hanno sede la Fondazione Palazzo Strozzi, il Gabinetto Viesseux, il Centro di Studi sul Rinascimento, l'Istituto italiano di Scienze Umane.
Sul cantonale di uno degli angoli con Via dei Vecchietti si trova il Diavolino del Giambologna, protagonista di una delle tante leggende fiorentine.
Era l’anno 1245 quando in piazza del Mercato Vecchio  durante una predica di  Pietro Martire contro gli eretici, per spaventare e disperdere la folla degli uditori, apparve Satana sotto le sembianze di un cavallo nero imbizzarrito. Il domenicano, alzò la mano e fece un largo segno della croce di fronte al cavallo che si fermò all’istante proprio sulla cantonata del palazzo Vecchietti, per poi svanire nel nulla, lasciandosi però dietro un violento odore di zolfo.
Superstizioni d'epoca.

Palazzo Rucellai

In fondo a Via degli Strozzi si incrocia l'opulenta Via dei Tornabuoni coi suoi negozi di orribile inaccessibilità. Per fortuna si prosegue dritto in Via della Vigna Nuova, dove concludiamo il trentaseiesimo chilometro. La strada era il "regno" di un'altra delle grandi famiglie fiorentine, i Rucellai, come testimonia il bel palazzo rinascimentale disegnato da Leon Battista Alberti.
La strada prende il nome dalla vigna dei monaci di San Pancrazio, che oggi è una ex-chiesa situata praticamente sul retro di Palazzo Rucellai; detta nuova per distinguerla dalla "vecchia" dei monaci della Badia fiorentina (oggi in Via del Proonsolo... fra un 4 chilometri circa).

Si arriva così in Piazza Goldoni, di fronte a Ponte alla Carraia, e qui ritroviamo gli incroci, con maratoneti più veloci che percorrono i Lungarni verso Ponte Santa Trinita. Si svolta a destra in Borgo Ognissanti, parallelo al Lungarno. I "Borghi" erano le strade che partivano dalle porte della cerchia di mura (in questo caso da Porta al Prato).
Inizia qui un lungo rettilineo che conduce alla fine del trentasettesimo chilometro.
Nel mezzo del lungo Borgo troviamo Piazza Ognissanti, in cui spicca la Chiesa di Ognissanti, costruita nel 1251 come parte di un convento dell'ordine degli Umiliati; la facciata è in stile barocco fiorentino seicentesco. In questo punto alla nostra sinistra il complesso di Ercole e il leone del Romanelli, e il gruppo che corre in senso opposto su Lungarno Vespucci, un chilometro più avanti.


Borgo Ognissanti si continua con Via Il Prato o, più semplicemente, Il Prato, vasto slargo che conduce all'omonima porta. E, arrivati in Piazzale di Porta al Prato, si ripensa un attimo al fatto che di qui siamo passati trenta chilometri e più fa, e si fa dietrofront per gettarsi verso gli ultimi cinque chilometri.




lunedì 15 novembre 2010

Guardiamo il luogo in cui viviamo!

Quante volte desideriamo andare in capo al mondo, quando invece le più grandi meraviglie le abbiamo a un palmo da noi.
Domenica 14 novembre devo fare la notte, ma mi alzo ugualmente alle sette. Il cielo è cupo. Mi "spetta" l'ultimo lungo prima della maratona, una trentina di chilometri a ritmo di poco superiore a quello da cercare di tenere per 42 km il 28 novembre. Ma prima voglio passare a gustarmi una delle classiche fiorentine, il Trofeo Tre Ville organizzato dall'Atletica Castello, che parte e arriva a pochi metri da casa mia.
E' il percorso che rende speciale questa gara. Per buona parte fuori dal traffico, si dipana tra i giardini delle stupende Ville Medicee che sorsero nella zona fra il Trecento e il Quattrocento, tutte appartenute in qualche modo alla famiglia Medici e la cui storia rispecchia i rapporti della famiglia con le altre grandi famiglie fiorentine.
Dallo scorso anno la gara è diventata poi un "quattro ville", dato che per iniziativa del geniale Marco "Pinza" della società organizzatrice (nonchè grande runner e compagno di fede), durante il primo chilometro si passa dal giardino della nostra adorata Villa Le Brache, villa trecentesca appartenuta agli Aldobrandini, ai Tornabuoni a poi a Camilla Martelli, amante di Cosimo I de' Medici che viveva nella vicina Villa Reale (i Medici c'entrano sempre...). La villa è stata poi acquistata nel 1986 e restaurata "in proprio" (cioè col lavoro volontario dei praticanti) dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che ne ha fatto la propria sede nazionale.

Villa Le Brache, dal vialetto d'ingresso

A seguire la corsa prevede due giri di un circuito che attraversa in successione il giardino di Villa Reale, un vero e proprio museo all'aperto, e il giardino di Villa La Petraia prima di tornare di fronte a Villa Reale attraverso i vicoli della zona passando a poche decine di metri da Villa Corsini.
Da mozzare il fiato, e non perchè si corre.

Villa Reale
Villa La Petraia

Villa Corsini


 
Nelle foto sotto, il fondo del gruppo di oltre 500 atleti (contando solo i competitivi) alla partenza, e i primi due, Salah El Ghizlany e Massimo Mei, al passaggio del primo giro quando stanno per imboccare il viale d'accesso al giardino di Villa Reale.




 
Mi godo i passaggi di tutti, fino a (quasi) gli ultimi. Poi via Alle Cascine, per fare il mio lungo. Il parco era variopinto di gente come al solito. La temperatura ideale. Il cielo chiuso, ma non minaccioso. Impossibile chiedere di più.
Faccio il mio lavoro nel modo voluto, 30 km a 4'20"/km, qualche chilometro con l'amico Pietro che riprova a spingere un po' dopo un infortunio, il resto da solo guardando la gente, tanta, che corre un po' a tutte le andature e fantasticando sull'andamento di quegli stessi chilometri due settimane dopo.

















Adesso il grosso è fatto, si allenta la presa, domenica prossima i 21 km a ritmo gara saranno l'ultimo allenamento, la "prova maratona" per dirla con Albanesi.
Poi via verso il muro.