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giovedì 26 maggio 2011

Ballottaggio a Milano: la contesa si sposta in Toscana.

Era nell'aria.
Milano cominciava ad essere troppo piccola per uno come lui.
Dopo aver fatto il pieno di caffeina nei centri sociali, dopo aver reclutato tutti gli zingari e i musulmani reperibili nel capoluogo lombardo, in brianza, in lomellina e da un suo biscugino di abbiategrasso che ne dispone di INGENTI QUANTITATIVI, dopo aver affittato gli spazi per i prossimi gay pride fino al dùmilaventi, il bieco Pisapia (scusate il termine) deve aver pensato che era bene rivolgere la sua megalomania anche altrove. 
Egli è diabolico
E dove poteva andare a far danno, se non nella regione rossa per eccellenza, con i cavalli dei cosacchi che si abbeverano in Arno, con un capoluogo governato da quel bolscevico di Renzi?
Dunque, lo si sentiva nell'aria da giorni. 
E quando una cosa te la senti, si manifesta, un po' come lo strizzone potente dopo il caffellatte diaccio.
Fu così che martedì sera, 24 maggio, la voce corse rapida tra i runners partecipanti al Trofeo Questura di Prato (circa 900 secondo gli organizzatori, ovvero la questura, 250 secondo la stessa questura che per contratto deve sempre ridimensionare i numeri degli organizzatori).
Cioè quale voce, la voce che il percorso della gara l'avesse disegnato Pisapia, ingaggiato dagli incolpevoli questurini che non avevano distinto l'odore di zolfo. E infatti durante la gara i segnali che qualcosa non andava non hanno tardato a farsi sentire. Un inizio con un bailàmme di curve, controcurve, sterzate, su fondo da galera, seguito da interminabili rettilinei in andata e ritorno verso e da la località CULO. E poi satellitari impazziti, condotte di gara incoscienti (tipo la mia, coi primi due km in 3'33" e 3'35", per poi chiudere in 38'32" a 3'49" di media, una distribuzione che nemmeno un cinghiale inseguito sul ghiaino con la panda 4x4).
Boia, che percorso del cazzo, il commento unanime a fine gara.
E una volta a casa, la rivelazione. Scarico tempi e percorso.

Ah, ecco, mi pareva. (Il percorso è quello in rosso, eh).
Astuto come il cervo, prontamente titola Belpietro su Libero il giorno dopo:

Naturalmente, la notizia è rimbalzata immediatamente sui social network, e su Facebook è subito nata una pagina che ha raggiunto rapidamente i 10000 MEMBRI. Cioè, questa pagina:


Eeeeeeehhhh? ha subito commentato Mestizia, con l'abituale prontezza.
PUPPA!!!! ha replicato il popolo di feisbuc, tenendo come sempre alto il livello.
Per la cronaca, la gara è stata vinta dal marocchino Said Er-Rmili, che ha alzato le braccia al cielo in Piazza Duomo, di fronte alla chiesa.
Peccato che questo abbia tratto in inganno il buon Nosferatu Sallusti, nel suo titolone sulla prima pagina del Gior-Orinale di ieri.

Eh, sì, l'avevano detto Peccato però che gli abbagli li prendano davvero, non solo nelle cazzate che dico io. Ma è un po' il loro mestiere.

Sempre per la cronaca, ieri sera altra afosissima gara in quel del Galluzzo, frazione di Firenze. Un bel 10 km tondi collinari, decimo posto a 4'01" di media. Non ho notizie sull'autore del percorso, ma c'era qualcosa di strano nell'aria... lo sto esaminando... se ruotato di 90° può ricordare un paio di mutande... naturalmente con la frenata. Che sporcaccione quel Pisapia!


domenica 15 maggio 2011

Domenica di corsa e di voto

A Calenzano (Firenze) hanno la fantasia d'un GiulioVerne o d'un Collodi, va detto. E infatti la corsa di oggi organizzata dall'atletica Calenzano si chiama Trofeo podisti Calenzano. 'Sticazzi, ma un illustre concittadino, un partigiano da ricordare non ce l'hanno a Calenzano per intitolargli la corsa, come avviene in tutta la maledetta Toscana?
Del resto, Calenzano è nota più che altro per l'invidiabile concentrazione di capannoni industriali, e per essere la porta d'ingresso al tratto autostradale appenninico (quello di Roncobilaccio, per intendersi), quindi giusto così.
In compenso, gli organizzatori hanno profuso immani sforzi per ricavare il percorso più ostico possibile dal loro comune.
Questa l'altimetria, drammaticamente gaussiana.











Circa 13 km con saliscendi iniziali seguiti da 3 chilometri di salita tosta e sterrata per più di metà, e da una discesa spaccaginocchi. Si corre per fortuna con una pioggia leggera, dalle previsioni sembrava dovesse veni' giù i'mondo. 
Tattica di gara semplice: in balìa del percorso. Ovverosia fortino ma non al massimo i primi chilometri, più regolare possibile ma al gancio nella lunga salita, in difficoltà in discesa per la paura di spingere che ancora mi attanaglia viste le condizioni fisiche ancora in recupero, seppure vada sempre meglio.
In ogni caso un minutino meglio dell'anno scorso, venticinquesimo posto, ventiduesimo di categoria a 4'08" di media.

 









Non finirò mai di stupirmi per i premi di categoria. Oggi, mortadellina e salamino. Ecco spiegato come si trovano le motivazioni per continuare a correre: smaltire i premi. (non è vero)

Nel frattempo, mentre il giro d'Italia propone una tappa meravigliosa sull'Etna, si vota tra l'altro a Napoli e Milano, e si assiste allo scempio della votazione separata amministrative/referendum, per gli interessi di affaristi senza scrupoli, lobbies e imputati bitumati, contro gli interessi dei cittadini.
La corsa che va in scena a Milano ci dirà se l'Italia è definitivamente da rottamare e se è popolata da schizofrenici, visto che in piazza Duomo la Moratti ha fatto un comizio per 40 persone, compreso mezzo governo, mentre nella stessa piazza per Pisapia erano in 40mila. Chissà, forse erano tutti di Hamas.

mercoledì 11 maggio 2011

Cors'accòppie...

Come da titolo, ieri sera prima gara in notturna dell'anno: la gar'accòppie (ho corretto l'ortografia, che è la prima cosa da curare) organizzata dalla mia società, il trofeo Ariani (che è un cognome eh, 'un siamo una banda di nazisti).
Il percorso si snoda proprio a du' passi da casa mia, 7 km soli ma belli impegnativi, di quelli che io chiamo ad altimetria gaussiana:












Cioè, per leghisti e fan di mariadefilippiessimonaventura, più o meno a campana con vertice nel punto più alto, e quindi con una bella salita seguita da discesa a rotta di 'ollo.
L'idea era nata domenica alla Guardafirenze, quando il compagno di squadra Fabrizio (che tra parentesi m'aveva fatto un culo a cappello di prete dandomi un bel minuto secco) m'aveva chiesto Ste', con chi la fai martedì la corsaccoppie? Al che io ehm... corsaccoppie? magari vado a dare una mano sul percorso... e lui: viaaaaa si fa un bell'allenamentino e basta.
Io: ok, mi raccomando non ci tiriamo i'collo, eh?
Detto, fatto.
Partenza a razzo del Fabri (mortacci sua) dietro alle prime coppie, e sì che c'era diversa gente forte e tutta ben accoppiata. Poche centinaia di metri e vado avanti io, perché ormai mica ti puoi tirare indietro (hehe). I primissimi si avvantaggiano, ci mancherebbe, io punto una coppia di quelli cui sto alle costole di solito.
Primo chilometro in 3'58", ed era già iniziata la salita.
Il secondo chilometro ha una pendenza media del 6.5%, compreso un tratto in cui la strada spiana: siamo sulle pendici di monte Morello, è il tramonto, non fa caldo e le gambe spingono a meraviglia, che si può chiedere di più in questo chilometro da 4'43"? magari che la strada spiani, ma il terzo chilometro è tutto un'alternanza di tratti ripidi e falsopiani. Noi procediamo insieme, l'altra coppia si è scoppiata (cioè uno è appena davanti a noi, l'altro è attardato), i migliori sono ormai troppo avanti. 4'17" il tempo.
Villa Corsini
Si inizia a scendere, Fabrizio va avanti che in discesa va meglio di me (e ci vuol poco). Il quarto chilometro (3'45") è mezzo discesa mezzo pianura, il quinto è discesa secca all'8% di media, e va via in 3'23". A fine discesa Fabrizio è 30 metri avanti e l'altra coppia mi passa a velocità doppia. 
Mancano due chilometri, si passa davanti a Villa Corsini, una delle ville medicee della zona, e qui decido di fare un bel finale.
Si risale per un tratto, risupero la coppia rivale e anche Fabrizio, e mi metto davanti fino all'ultima curva. Sesto chilometro in 3'52", al penultimo bivio arrivo lungo con mòccolo d'ordinanza (sento Matteo dell'altra coppia che mi dice da dietro eh ci son le frecce, ma se l'avevo viste 'un arrivavo lungo, o brodo!) ma mi riagguanto in tempo, e mi lancio per un ultimo chilometro da 3'30".
Con Fabrizio concludiamo affiancati in un'ottima ottava posizione, a 3'56" di media, rintuzzando il ritorno di Matteo e Timothy.
La forma sta tornando! domenica c'è un'altra gaussiana ma lunga quasi il doppio e col doppio del dislivello, vedremo.

domenica 8 maggio 2011

Se guardi Firenze, ti tocca di senti' Renzi

Penoso e bislacco gioco di parole, ma è quello che si è verificato effettivamente stamani, quando si è vissuta la solita scena di ogni partenza che si rispetti di ogni corsa dentro le mura fiorentine.


















La corsa in questione è la Guarda Firenze, classica non competitiva da un botto di gente e un botto di soldi d'iscrizione.
Ore 9.20, piazza S.Giovanni all'imbocco di via Roma, direzione Ponte Vecchio. Il gruppone con pochi fra i più forti competitivi è schierato, sono lì davanti quando vedo Lui che si avvicina. Lui, il Diacono di Palazzo Vecchio, il vecchissimInside, il temibile Rottamatore. Si avvicina e ARRINGHIA noi delle prime file. Solite banalità, e per grazia ci risparmia il consueto canto liberatore che racchiude la crema del suo messaggio politico, quel chi non salta è bianconero che fa tremare il capitalismo mondiale. Forse è un po' sottotono, avrà visto troppi negozi chiusi nonostante la giornata di festa. Alla fine ci lascia con un sorriso, avrà pensato "beh, in fondo mica è il primo maggio, si può anche chiudere, Bonanni mi perdonerà, e ora lasciatemi dare il via girando la ruota". Grazie Matteo per farmi sentire tanto Gggiovane ogni volta che t'ascolto.
Finalmente l'orologio si degna di segnare le 9.30, si parte. L'intenzione era di fare poco più di un allenamento, un buon allenamento visto che c'è anche un po' di salita e discesa, e un po' di terreno accidentato. E poi son 10 km fra i migliori ricavabili a Firenze, in una bella atmosfera e un clima splendido. Come spesso mi succede faccio casino col GPS e così cicco i primi 100 metri, ritrovandomi dietro a 50 persone. Poco male, si arriva a Ponte Vecchio e inizio a superare, pur senza un ritmo frenetico, 3'42" il primo chilometro, poi 3'48" il secondo attraverso Piazza Pitti fino a Porta Romana. Qui si inizia a salire il Viale dei Colli, lo affronto in gare per la prima volta ed è una meraviglia, mi volto e il serpentone di gente sembra non finire più. Due km di salita, ma leggera, in 4'13" e 4'21", poi si scende leggermente a Piazzale Michelangelo e poi più decisamente a ritornare in piano a Piazza Ferrucci. In discesa non vado, non mi sento ancora sicuro dopo il piccolo infortunio di un mese fa, vado come in pianura, 3'54", 3'49", 3'44", 3'46 i parziali fino all'ottavo. Gli ultimi due me li godo, c'è tanta gente per strada e zero motori: lungarni fino a Ponte Vecchio, infinito rettilineo in 3'54", e poi dopo il Ponte si va in Piazza della Signoria, e poi Via Calzaiuoli fino all'arrivo in Piazza S.Giovanni, ultimo km in 3'47".
Chiudo in ventiduesima posizione quando avrei dovuto essere almeno nei primi 15, pazienza, è già tanto sapere di essere integro fisicamente e aver passato una bella mattina di sport, diversa dal solito.
Via, ora un piccolo omaggio al sindaco.

martedì 26 aprile 2011

Gara di Resistenza.

Mai gara fu più in tema con la giornata.
25 aprile, sessantaseiesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, giornata simbolo del sacrificio della crema umana del paese, che ha ridato dignità e speranze di libertà ad un paese prostrato.
Così titolerebbe un qualsiasi telegiornale con una minima decenza, invece (immagino) di menarla sulla pasquetta (qualunque cosa indichi questo bizzarro sostantivo), le gite fuori porta e Napolitano che invita alla concordia. Segno evidente che la liberazione non è completata, e che bisogna resistere ancora anche dopo la mezzanotte che fa iniziare il 26 aprile.
Ma andiamo per ordine, come fa la peggiore feccia di questo paese parzialmente liberato nel mentre prima eiacula miseramente in bocca a qualche avanzo di casino e poi piazza i suddetti avanzi in ruoli pubblici, e financo nei ministeri.
La gara in questione è la Maratonina di Prato, appuntamento importante perché è l'ultima gara lunga per un po', se ne riparla in autunno.
Ci tengo per questo a far bene, e anche per onorare la giornata di festa.
Ma temo questa gara, perché so di non stare benissimo, negli ultimi 15 giorni ho corso solo tre volte a causa della piccola contrattura dell'8 aprile.
L'inizio non è incoraggiante. Lo speaker chiarisce subito che si tratta della "classica di pasquetta" (ed è vero, tutti gli anni cambia data seguendo i capricci della ricorrenza, ma fai finta di nulla, no?). E io avevo già analizzato il percorso, e capito che si evitavano ad arte tutti i luoghi che ricordavano di lontano la Resistenza, che pure a Prato non sono pochi. Vabbè, penso, ci si rifarà con la vivacità e l'allegria della città (ma Prato è allegra e vivace, sì, ma solo se venite da Legnate sul Membro).



















Partenza su buon ritmo, 3'46" in media i primi due km, l'azione sembra sciolta.
Durerà poco. Dopo cinque chilometri sono già cotto. Bollito.
Ma come un fegatello, eh.
Roba da pensare di non poter arrivare in fondo, se non dopo la musica.
Ma ormai siamo in ballo. Mantengo con i denti il ritmo sotto i 4' al km. La gara è su due giri: il termine del primo è il momento più critico, c'è da resistere alla tentazione di fermarsi. E per di più vedo davanti a me il compagno di squadra Boris che si ferma (contrattura anche per lui nei giorni scorsi), e questo è un invito a nozze... invece tiro dritto. Incremento addirittura il ritmo per un paio di chilometri. Poi, la scarsa condizione chiede il conto.
Gli ultimi 7 km sono interminabili, il tempo non scorre, lo spazio pare viscoso e ogni metro sembra espandersi all'infinito. Non avevo mai sofferto così correndo. L'unica cosa che penso è che devo Resistere, nonostante il corpo urli. Sarà un modo (non l'unico) per onorare la giornata. Resisto e rEsisto, ma il ritmo si alza e qualche posizione è persa.
Nel frattempo cerco di tenere la mente impegnata. E allora penso alle prossime gare, ma devo smetterla perché pensare di correre mentre stai soffrendo da cani non è proprio il massimo. Allora mi concentro a riflettere su un certo cambiamento che sta avvenendo nella mia vita. Alla fine, giuro, m'immagino di essere una staffetta partigiana con la bici in panne (quante risorse ha la nostra mente). Allora negli ultimi due km il ritmo si abbassa un po', e chiudo in 1 ora 23' 45", anche in discreta posizione (40°), e mi tocca un premio assurdo per una corsa podistica (buoni benzina per 30 euri).
Non male (il tempo, no i buoni), ma la cosa più importante è aver gestito una sofferenza mai provata in gara... aver Resistito, tornerà buono per il futuro. Magari non solo in corsa. ;)


Qui un piccolo video, 10 minuti di VITA intensa con la persona migliore che c'è oggi a Firenze, Silvano Sarti, classe 1925, presidente provinciale dell'ANPI. Altro che sindaci democristiani.






lunedì 11 aprile 2011

PACE-MAKER







Che poi correre non è proprio mettere semplicemente un piede avanti all'altro, sollevandosi momentaneamente da terra.
Ci stanno tante cose dietro, e tante possibilità. E modi diversi di vivere una gara.
C'è ad esempio chi se la corre con due palloncini colorati legati alla canottiera, con su scritti dei numeri. Sono i PACE-MAKER, incaricati di correre la Maratona o la Mezza Maratona ad un ritmo costante, per concluderla nel tempo indicato dai numeri scritti sui palloncini, e fare così da punto di riferimento per atleti meno forti e/o meno esperti.
Potevo non provare a fare un'esperienza del genere? 
Per le mezze maratone in Toscana il servizio pace-maker è collegato alla ONLUS "Regalami un sorriso" del grande fotografo del podismo Piero Giacomelli. Così tramite il forum della ONLUS mi offro per la Mezza Maratona di Empoli di ieri, per la fascia di tempo dell'ora e trenta minuti.
E prendo l'impegno seriamente, oh sì. In settimana, con nelle gambe ancora gli effetti delle strade dissestate della Firenze half Marathon di domenica scorsa, simulo un po' di chilometri al ritmo costante da tenere  a Empoli. Poi, venerdì il mezzo dramma: al termine dell'ultima blanda uscita, sento un bel colpettino al retrocoscia sinistro. Cazzo e ri-cazzo, sarà una roba da nulla, ho dovuto solo rallentare, ma per fare 21 km a 4'15" bisogna essere a posto...
Il sabato faccio una piccola riprova, che mi conforta un po'. 
Domenica mattina però arrivo a Empoli preoccupato, e non tanto per me, quanto per non riuscire a fare quanto dovuto.
"Boia, senza nebbia" il commento più sentito a giro per gli spogliatoi. E infatti l'umidità relativa avvicina le percentuali di parlamentari che votano a favore dell'aumento delle loro prebende (compresi gli IDDIVVINI, mortacci loro). In compenso non c'è il caldo atteso, ma niente paura: allo sparo, il sole si materializza con la prontezza di Scilipoti quando c'è da votare per il padrone, rendendo la piana empolese una stufa a secco (il sole, no Scilipoty).
Comunque sia, tra la nebbia mi imbatto nel punto di ritrovo del gruppo, e mi montano i palloncini. Foto di rito, gridi maori di battaglia, presentazioni sega dello speaker, e si parte.
Primo chilometro imbottigliati, poi ci si mette a ritmo e capisco subito che la gamba non ha problemi. E il tutto è divertentissimo, anzichenò, e dopo un po' di titubanza mi lancio nell'attività tipica del pacemaker che è quella di parlare di continuo per da' i tempi al chilometro oppure utili nozioni orografiche e paesaggistiche del tipo occhio qui c'è delle bùe sembrano i conti di tremonti oppure occhio al palo che vi ci sfiocinate, poi 'un date la colpa a me.
Del pari, m'accorgo presto che il mio compagno d'avventura ha uno strano senso del ritmo, e sì che per lui non era la prima volta. I chilometri dal quarto all'undicesimo scorrono con lui che guida, e io che ogni poco lo affianco per dirgli o brodo rallenta che si va troppo veloce, spinto anche dal bubare continuo dei runners intorno. Infatti:


















Al dodicesimo gli dico che rallento perché troppa gente non ce la fa a tenere il ritmo, e provo a riportarli sotto. In realtà siamo ben sotto la media dovuta, e allora tengo semplicemente il passo giusto fino in fondo, anzi leggermente superiore, tenendo un bel gruppetto e recuperando quelli che si staccano davanti. L'ultimo chilometro lo faccio praticamente tutto voltato all'indietro, a incitare quelli che seguono. Ed è buffo sentire a distanza lo speaker che annuncia l'arrivo di entrambi i pacer, mentre uno chiude sotto all'ora e 29 e l'altro (me medesimo) arriva un minuto dopo, in 1 ora 29 e 45. Non bellissima 'sta cosa, ma mi sembrava giusto così, e i ringraziamenti della gente me lo confermano...
Bello, bello. Lo rifarei anche presto, ma l'ultima Mezza c'è il 25 a Prato, e lì corro per me, spero forte. 

lunedì 4 aprile 2011

Firenze Half Marathon

Rapidissimo post prima di andare a letto dopo la notte al lavoro...
Gara dagli infiniti pregi e difetti quella di ieri.
Il pregio più evidente è il contesto, un percorso meraviglioso, seppure reso durissimo dal fondo stradale spesso accidentato.
Il difetto più grande, la follia di voler stipare 1500 persone (per contare solo i competitivi, sennò si asuperano i 2000) in due giri nelle strettoie del centro, a parte i primi che si sgranano rapidamente dietro si creano imbuti tali che la metà avanza.
E finalmente si è corso con un clima ideale, dopo i diluvi dell'edizione dell'anno scorso e della maratona, complice una foschia che ha tardato a diradarsi fin dopo la fine della gara, garantendo un po' di fresco ideale prima di lasciare il campo a un sole meraviglioso (e se è vera l'antica saggezza che recita terzo aprilante quaranta dì durante c'è da aspettarsi una primavera da urlo).
La mia gara... la terza consecutiva sul filo dell'ora e 21 (1.21:20), e vista la natura del tracciato c'è di che essere soddisfatti. La classifica racconta di un 36° posto assoluto sugli oltre 1300 arrivati, 32° di categoria. Una grande emozione il tifo di parte della squadra (quelli che non correvano) schierata alla fine del primo giro, nell'attesa di entrare in azione al ristoro finale.
Ora me ne andrei anzi un po' a collassare, ecco.

lunedì 21 marzo 2011

Si migliora a piccoli passi... con Satana.

Ieri era il giorno della Maratona di Roma, e i complimenti vanno tutti a chi l'ha corsa, a chi l'ha finita, a chi ha fatto grandi prestazioni (vedi alla voce RB, ad esempio).
A me è venuto un attimo di rimpianto... ma l'ho ributtato nel gozzo alla svelta, lanciandomi a mia volta in una bella gara.
Pistoia fa da cornice alla Mezza Maratona di ieri. Naturalmente il confronto con la città eterna è impietoso, a cominciare dalla partenza e dall'arrivo. Vuoi mettere un bel vialone di una zona industriale al posto dei Fori Imperiali, e dei sontuosi capannoni a vicariare il Colosseo e il Vittoriano? Per il resto qualche scorcio interessante nel percorso si trova, tipo piazza del Duomo (dove son riuscito a sbagliare strada, richiamato dalle soavi grida dei beceri ma sgraziati autoctoni), ma soprattutto lo sfondo delle cime appenniniche pistoiesi, tra le più belle del centro Italia.
Fior di uomini devono i loro natali a Pistoia.
Ma anche fior di patologie.
Questa RAGADE piantata nel culo della democrazia, ad esempio, ebbe la disgraziata idea di venirvi al mondo svariatissimi anni fa, fra un mese saranno novantadue. Ebbe poi l'idea di farsi la villa a un tiro di sputo dal paese dove ho avuto la residenza per più di dieci anni, senza che io sia mai riuscito a completarlo, quel tiro di sputo in piena arcata gengivale. Sono frustrazioni che non si dimenticano.
Ma bando ai rami secchi avvizziti.
Fior di uomini, si diceva.
Come Silvano Fedi, anarchico e partigiano tanto caro ai pistoiesi che gli hanno dedicato la via centrale della città. La sua storia però è "macchiata" da una breve collaborazione proprio col fascista Gelli, che come si legge nella biografia di Fedi su Resistenzatoscana.it, trovò così il modo di salvar la pelle di fronte all'avanzata alleata. Eh, poteva cambiare un pezzo di storia anche recente di questo paese, una storia fatta di falsi maestri, apprendisti muratori ma professionisti del palazzinarismo prima, della merdovisione poi e dell'inganno sempre. E non solo questo, chiaramente.
Vabbé, di Silvano Fedi oggi rimane anche il nome della società podistica con più tesserati in Toscana, la gloriosa Silvano Fedi di Pistoia appunto, che spicca in tutte le gare per il colore rosso intenso delle sue maglie, e come poteva essere altrimenti.
A Pistoia è legato anche il nome di uno dei nostri maggiori vati, Giosuè Carducci, lucchese, che si trasferì a Pistoia venticinquenne per insegnare in un liceo. Tutti conoscono Pianto antico o San Martino. Meno conosciuta è l'inno A Satana, composto forse proprio a Pistoia. Satana era per i reazionari il simbolo della modernità, da condannare in tutte le sue forme. E' dello stesso periodo l'orribile Sillabo del vergognoso PIO IX.
Carducci rovescia in positivo la figura di Satana (è appunto un SIMBOLO, non si accusi il Carducci di satanismo, ch'egli era un laico intelligente e sapeva distinguere la mitologia - dio e satana - dalla realtà) facendone il simbolo degli aspetti più positivi della vita, e di scienza, ragione e progresso contrapposti all'oscurantismo e al dogmatismo. Da brividi.
[...]
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.
Via l'aspersorio,
Prete, e il tuo metro!
No, prete! Satana
Non torna indietro!

[...]
Salute, o Satana
O ribellione
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.


Ma ora parliamo un po' di questa gara. Fin dalle prime luci dell'alba, un vento piuttosto teso sferza la pianura toscana. Diverrà decisamente forte, da est-nordest, da metà gara in poi.
Come detto la lochescion della partenza/arrivo lascia molto a desiderare, in compenso gli spazi sono belli ampi e l'organizzazione del CAI Pistoia è ottima.
Mi metto quasi davanti al folto gruppo (gli arrivati saranno sui 650) e in partenza il Satana della ragione del Carducci mi assiste: ché infatti riesco a tirare il freno a mano ed evitare la solita partenza alla morte (3 e 53 il primo chilometro). Il primo giro va via tranquillo (inzomma, tranquillo... 19'02" ai 5 chilometri, 37'54" ai 10 al mio garmin, 38'07" secondo la questura ma secondo me avevan misurato male, in tanti abbiamo rilevato distanze eccessive col satellitare). Tranquillo perché il vento era contenuto. Ma all'inizio del secondo giro, eolo entra in gioco e volta le carte, i rettilinei controvento son duri, ce ne sono un paio in leggera salita... e poi il ventesimo chilometro contro un MURO d'aria tesa, come è evidente dai tempi.

Alla fine il tempo ufficiale sarà 1ora 21 e 16, media 3 e 51 scarsi, 48° posto di categoria. Ottimo viste le condizioni, primato personale per 8 secondi. Un piccolo passo, ma non voglio stare a pensare come poteva andare senza vento, senza quello e quell'altro... ottimo così.
Questo il corposo e poderoso premio portato a casa:
Questa invece è Gloria Marconi, 43 anni, ieri seconda. Venisteci anche voi a correre, invece di stare a guarda' valentin o'rossi.


lunedì 14 marzo 2011

Basta pioggia, plìs

Lo so che sono ben altri i problemi del mondo.
Ma il lunedì un angolo della mente è occupato a rivedere la gara della domenica, se c'è stata, e allora lo ripeto: basta pioggia.
Oh, a volte è bello correre sotto l'acqua battente. Siamo o non siamo fatti in gran parte d'acqua, è o non è nell'acqua che si è originata la vita su questo granello di universo? 
Però mica sempre, e mica in gara. Pioggia insistente, ok, impermeabile smanicato, cappellino e via, in un parco chiuso al traffico oppure affiancati ai tanti smoccolanti nelle scatolacce di latta. Ogni tanto è rigenerante.
Ma in gara no, 'un mi rigenera proprio nulla.
Dopo poco, ho le gambe intirizzite, non son proprio fatto per correre veloce con l'acqua. Le mie gomme sono slick per definizione.
Tipo ieri.
La Strapazza, corsa di 10 km tondi tondi nel piangente (per la pioggia, ma anche perché ha poco da ride') paese di Lastra a Signa, 10 km da Firenze.
Oltre all'acqua battente, un percorso che si snoda dallo stadio a deprimenti zone industriali e ritorno, fatto due volte per rimirar meglio i capannoni. Pubblicità palese, forse per farti evitare meglio le relative aziende.
Il percorso è comunque veloce, e io volevo sfruttarlo, se non altro per battere il personale di 37.31 sui 10 km. 
Invece, dopo 2 km ben fatti, il ghiaccio mi blocca e il ritmo si alza. Chiudo in 37.50, rimandando a domenica prossima le intenzioni bellicose.











Ora, una bella settimana di scarico e di macumbe anti-nembo.


lunedì 21 febbraio 2011

La porti un bacione a Scandicci...



Ci si potrà chiedere cosa c'entra questa copertina con questo post.
Beh, mica è facile trovare qualcosa da dire sul ridente (ma che c...o ciavrà da ride') paesone di Scandicci alle porte di Firenze, che esuli dalla triste (e trista) mitologia di "Cicci, il mostro di Scandicci" che tanto ha tormentato l'infanzia di quelli della mia età, nei primi anni '80, ispirando filastrocche, canzoncine paurose, sfottò crudeli.
Meglio parlare di letteratura, per introdurre la fantastica (per me) gara di ieri.
Perchè, sapevatelo (io l'ho scoperto per caso), proprio a Scandicci David Herbert Lawrence trovò l'ispirazione per scrivere, dal 1925 al 1928, il suddetto capolavoro. Mi chiedevo cosa ci potesse trovare d'ispirevole in un posto così, che tra l'altro era a quei tempi uno dei posti più fascisti di questa parte della galassia, prima di scoprire che in realtà il Lawrence abitava nella splendida collina di Mosciano che domina il paese. Ah, ecco.
La trama dell'opera: una talentuosa attrice molto drammatica (Chatterley è il nome d'arte, all'anagrafe fa Bartolini) sposa un ricchissimo cialtrone mitomane e tossicodipendente, con l'abitudine di farsi da solo. Stanca delle feste continue a base di minorenni e dittatori assortiti e della servitù di glabri ex-sindaci comunisti ed ex(?)-picchiatori, diviene l'amante di un filosofo del nulla che diverrà sindaco barbuto di un posto pieno d'acqua, ritirandosi in una vita governata dalla sensualità e dall'appagamento sessuale.
Boh, mi pare fosse così, l'ho letto un po' di anni fa.
Ma veniamo alla gara.
Mezza maratona città di Scandicci, un classico del calendario toscano.
Fino all'anno scorso era uno dei pochi percorsi mossi tra le mezze in calendario, quest'anno c'era un nuovo percorso molto più scorrevole interamente in paese, due giri francamente bruttini, ma per com'è andata va bene così.
Come al solito dormo poco e male, ci faccio appena caso ormai.
La giornata è ideale: dieci gradi alla partenza, cielo coperto, neanche una bava di vento.
La partenza è in piazza Matteotti, di fianco al Monumento ai Caduti della Resistenza di Scandicci (che io DEVO sempre citare, di questi tempi è doveroso).
Che dire della gara?
Due cose: che ho corso proprio bene, e che è stata una grande emozione, perché l'ho fatta proprio come volevo.
Il risultato: 1ora 21' e 24", media 3' 51".
Fa un grande miglioramento (1'50" circa), fa la convinzione di aver fatto una buona scelta a puntare sulle mezze maratone nella prima metà dell'anno, pur col rammarico di rinunciare ad andare a Roma fra un mese. Fa inoltre la possibilità, non solo la speranza, di poter attaccare il muro dell'ora e 20 minuti, che sembrava lontanissimo solo poco tempo fa.





















Anche se la partenza è stata troppo veloce (eh, mi son fatto trascina') il ritmo è stato sempre regolare, la concentrazione massima (di distrazioni ce n'erano poche, del resto). L'unico piccolo rammarico è stato non riuscire a cambiare decisamente nel finale (tanto che il mio compagno di squadra Bernardo, giovane virgulto che arriva dalla pista e che mi ha raggiunto al diciannovesimo, mi ha dato quasi 30 secondi in 2 chilometri...) ma sono dettagli da affinare in futuro.
La classifica: degli 815 iscritti, concludo 51°, 43° di categoria. Ma questo conta davvero poco.
Il video seguente un c'entra una cippa, se non nella simbologia del fiore di loto (che produce simultaneamente il fiore e il frutto, cioè l'effetto si produce nel momento stesso in cui si pone la causa. E poi è così bella l'idea di un fiore che cresce in uno stagno melmoso, suggerisce qualcosa d'importante sul qui e ora).
Ma questi signori son talmente geniali che voglio godermeli in questo momento di... chiamiamola overdose endorfinica, va'.

lunedì 31 gennaio 2011

Nessun dorma...

... soprattutto io, perché la sveglia suona alle sei di una domenica mattina dopo una notte insonne passata a estrarre un giacimento di muco nasale che neanche il mio naso avesse vita propria, o fosse la House of Leaves.
E dove vuoi andare una domenica mattina che cade misticamente in un giorno libero, gocciolante come un lama e con la gola color vomitodibriao, se non a fare una bella mezza maratona?
A questo giro un migliaio di persone è ospite di un grande italiano. E mai la parola ospite fu usata più appropriatamente, visto che il paese di Torre del Lago deve la sua fama proprio al grande Giacomo Puccini, che vi si trasferì da Lucca nel 1891 e lo elesse a suo rifugio, componendovi la maggior parte dei suoi capolavori. Così Puccini descriveva il borgo:
"Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia... abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali (sì, proprio CIGNALI), lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere (scopaiole?). Padule immenso. Tramonti lussuruosi e straordinari. Aria maccherona d'estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi".
Ed è proprio il vento da nord-est a caratterizzare la gara, risparmiata per quasi tutta la durata da una pioggia che invece sembrava inevitabile. Vento gelido che si è fatto sentire, contrario abbestia, soprattutto negli ultimi 5 chilometri.
Che gelida manina....
La partenza è sullo sfondo del Lago di Massaciuccoli, famoso - guarda un po' - per aver ospitato le battute di caccia del maestro; sulla riva sorge il Belvedere Puccini (tu guarda le omonimie) con Villa Puccini, oggi Museo Villa Puccini
Inspiegabilmente alle dieci in punto partono le note dell'Inno di Mameli (boh) e a seguire finalmente il Nessun Dorma. 
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d'amore e di
speranza...
Non c'è tempo di sentire il resto. Un bieco burocrate, assessore di non so che, sillaba un conto alla rovescia, finché.... gong! 
Chi quel gong percuoterà
apparire la vedrà.
[...] 
Dolci amanti, avanti, avanti!
Quando rangola il gong
gongola il boia.
Ed è certamente un vento boia che accoglie il gruppo. Nella prima parte è perlopiù trasversale, quindi sopportabile. Si percorre ammucchiati il viale principale, che con sforzo di fantasia chiameremo col suo nome, viale Giacomo Puccini, sul quale con un'ernia al cervello di fantasia degli urbanisti lucchesi si affacciano via Turandot, via Boheme, via Tosca.
Il frastuono del gruppo compatto è... celestiale. 
Ho udito i lesti
passi ed un fruscio di vesti...
Il percorso è raccontato di volata: una serie di estenuanti rettilinei, che un se ne vede la fine, prima sul viale Puccini, poi sul lunghissimo viale dei Tigli verso il porto di Viareggio, percorso nei due sensi: si ha il modo così di godersi il passaggio dei primi, anche se in queste gare il copione è più o meno sempre lo stesso: c'è il gruppetto dei keniani, poi viene il gruppetto dei marocchini con gli italiani più forti, poi noialtri brodi alla spicciolata. Il ritorno sul viale dei Tigli è in leggerissima, snervante salita. 
Vissi d'arte, vissi d'amore...
Concluso il viale siamo ormai al quattordicesimo chilometro. Si va verso il lungomare, e al sedicesimo il giro di boa introduce gli ultimi lunghissimi, infernali chilometri controvento.
Braveggia, urla! - T'affretta 
a palesarmi il fondo
dell'alma ria!
Va'! - Moribondo,
il capestro t'aspetta!
La mia gara: primi dieci chilometri ottimi, passaggio ai 5 in 19'21", ai 10 in 38'52". Tenuta sul tratto in leggera salita e passaggio ai 15 in 58'36". Da qui, coltello tra i denti fino all'arrivo con il ventunesimo in 3'49".
Alla fine 61° su 724 classificati in 1ora 23'13", media 3'56"/km.
Dilegua, o notte!

Ora febbricito, ma sono soddisfatto, perché è venuta una bella gara in condizioni difficili (ambientali) e precarie (mie). E perché lo sport è sempre una bella metafora della vita, si lotta e si vince con se stessi.
E un vedo l'ora di farne un'altra.
Tramontate, stelle.


Questo video e il pezzo c'entrano poco con la gara, tranne ovviamente il riferimento a Puccini, ma il pezzo è talmente bello che ce lo incastro lo stesso.


lunedì 17 gennaio 2011

Ora e sempre Resistenza...

... alla velocità.
Lo so, lo so, il titolo del post trae in inganno. Lo si capisce dall'etichetta.
Inganno fino a un certo punto però. 
Primo, perché se in questo paese oggi non c'è bisogno di una nuova Resistenza adeguata ai tempi (non certo armata, ma comunque intransigente e coraggiosa) io sono Marchionne vestito da pirata.
Lanciotto Ballerini
Secondo, perché andiamo a trattare del Trofeo Martiri di Valibona tenutosi ieri in quel di Campi Bisenzio (Fi). Valibona è un piccolo borgo medievale oggi disabitato posto sui monti della Calvana, nel comune di Calenzano, a nord-ovest di Firenze. Qui il 3 gennaio 1944 ci fu una delle battaglie simbolo della Resistenza toscana. La vicenda ha origine nei boschi di Monte Morello, la collina che sovrasta Firenze, dove erano acquartierati gli uomini di due comandanti: Giulio Bruschi, rigido e incline alla disciplina, e l'anarchico e istintivo Lanciotto Ballerini, originario di Campi Bisenzio. Da queste differenze sorsero diverbi insanabili che portarono Ballerini a spostarsi coi suoi Lupi Neri per unirsi a combattenti del Partito d'Azione nelle zone di Pistoia e Lucca. Il loro arrivo sui monti della Calvana è dunque solo una tappa di avvicinamento alle montagne pistoiesi, ma erano i primi partigiani ad arrivare su quei monti e così la voce si sparse rapidamente.
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, in 150 circa tra camicie nere della "Guardia nazionale repubblicana" e del "Battaglione Volontari Ettore Muti" comandato da Duilio Sanesi e carabinieri di Calenzano attaccarono il gruppo di 18 Lupi Neri.
Valibona oggi
Tre ore durò l'impari battaglia. Lanciotto, subito espostosi per dar coraggio ai suoi, venne colpito alla testa e morì sul colpo. Dodici furono i morti tra i fascisti. Fra i Lupi Neri anche Tommaso Ventrone e Il tenore russo Vladimir Andrej vennero trucidati. Cinque di loro vennero catturati e torturati, riportando amputazioni e invalidità permanenti. Gli altri riuscirono a rompere l'assedio e darsi alla fuga. Attorno a questo nucleo di superstiti si organizzò la "Lanciotto", una delle divisioni partigiane più attive nella liberazione di Firenze.
L'ancor oggi squallido quotidiano La Nazione, allora in mano ai fascisti, il 6 gennaio squallidamente scriveva: "… dei ribelli alcuni riuscirono a fuggire, ma sul terreno rimasero uccisi tredici e sei si arresero e furono catturati. Fra i morti, i ribelli lasciarono il capobanda che risultò di nazionalità russa".

In quel che resta oggi di Valibona è in progetto di istituire un Parco Storico della Resistenza a ricordo della battaglia. E’ previsto il recupero del fienile da destinare a Museo della Resistenza.

Emil Zatopek
Ieri, sessantasette anni dopo l'eccidio, sono ben 800 secondo gli organizzatori (secondo la questura ero solo, ma smentisco categoricamente) gli splendidi eredi dei Lupi Neri pronti a sfidare un'umidità che nemmeno nel sud-est asiatico, con una nebbia opprimente, nel percorso tutto pianeggiante di quasi quindici chilometri che si dipana, con partenza e arrivo nello stadio Emil Zatopek (aaaaahhhh un nome un programma), nel centro ma soprattutto nelle campagne circostanti Campi.
Un percorso francamente bruttino, a dir la verità.
Unica nota di merito è il passaggio nelle vicinanze di piazza della Resistenza. Il nome, lo si intuirà, non è casuale. 
In questa piazza sorge infatti un Monumento ai caduti e ai deportati della città di Campi Bisenzio. Su tre dei quattro lati del monumento sorgono altrettante targhe. La prima ricorda i cittadini di Campi caduti da partigiani o assassinati dai nazisti: tra questi, i tre Martiri di Valibona. La seconda è dedicata ai cittadini di Campi morti nei lager nazisti. La terza infine ricorda un immortale monito di Bertold Brecht, da leggersi a mente aperta, pugni chiusi e cuore in mano.



E veniamo alla gara, e al collegamento col titolo. Per me rappresentava un piccolo test, di resistenza alla velocità appunto. Sono parzialmente soddisfatto, perché ho corso meglio che all'ultima gara all'Isolotto, come si vede anche dalla media finale (3'52"/km contro 3'54"/km, ed era un chilometro e mezzo più lunga), ma potevo far meglio: i tempi non mentono, nell'ultima parte non son riuscito ad aumentare tanto che negli ultimi 500 m mi hanno passato in sette, ho avuto l'agio di contarli e quasi di salutarli (comunque, contento dei primi 5000 in 18'55" e 10000 in 38'29").
Alla fine, 52° di categoria e 56° assoluto in un 57'26" circa che l'anno scorso mi avrebbe portato  molto più avanti, quest'anno sembra davvero che la gente abbia una marcia in più. O allora.
Come sempre cliccare su visualizza dettagli.
Classifica
Ora, perchè fare un test del genere? L'idea era venuta domenica scorsa, quando ho avuto difficoltà (e poca voglia) a terminare 25 chilometri di lungo a 4'23"/km. 25, mica 36. E' soprattutto la poca voglia di fare (troppi) chilometri che mi ha fatto venir voglia di testare ritmi (un po') più veloci. E mi ha fatto pensare che forse la maratona al momento non ho proprio la voglia di prepararla. Al momento la distanza che mi attira è la Mezza Maratona.
Il primo target è quella di Torre del Lago, il 30 gennaio. l'obiettivo è farla alla stessa media di ieri. 
Dopo quella data, prenderò la decisione definitiva per la maratona di Roma, alternativa alla quale sono altre tre o quattro mezze da febbraio fino a fine aprile.
Certo, dispiacerebbe non incontrare i mitici Blogtrotters, e non provare l'altrettanto mitico Cantinone. Ma magari ci saranno altre occasioni.

Ps Yogi e RB (o altri iniziati), se mi leggete: ma come si fa a inserirsi nell'elenco bloggers, blogroll, blogmap nel sito dei BT? si deve correre sui carboni ardenti, c'è lo jus primae noctis, l'iniziazione mangiando cocomero, aglio e burro su un letto di fagioli? eh? eh?


giovedì 6 gennaio 2011

Maratonina della befana



... che poi maratonina non è, visto che son 13 chilometri e 400 metri, micron più micron meno. Diciamo subito che befane come in foto un se ne son viste, ma mancavano veramente solo loro, visto l'immensa mole di gente che si è presentata (mi pare 763 classificati competitivi) e che alla partenza si è stipata nelle anguste vie dell'Isolotto, decisamente inadatte a garantire un avvio fluido. Manco a dirlo son stato tra i più distratti, piazzandomi astutamente lontanissimo dalla testa del gruppo salvo accorgermene all'ultimo momento e buttarmi nella mischia per risalirlo, accolto dalle invocazioni di giubilo dei podisti che com'è noto son divotissimi alla gent.ma vergine a alla spett.le trinità. Sia come sia, parto intruppato e mi esibisco in due chilometri di slalom degni di un Moelgg o di un Calearo, finché finalmente s'entra sul Lungarno de' Pioppi dove il gruppo s'è ormai allungato e si può andar dritti e sul ritmo.
Sul percorso poco da dire, praticamente l'EEG di un leghista di quelli ignoranti ma ostili, fra il quartiere popolare per eccellenza di Firenze, l'Isolotto, e il Parco delle Cascine. Lo si vede, coi parziali, cliccando "visualizza dettagli".





Ancora 'un mi sento completamente a posto, i chili di troppo si fanno sempre sentire. Comunque la media finale di 3'54"/km  (ma guasi treccinquantacinque, a voler avere le tagliole in tasca) può essere considerata soddisfacente, così come il ritmo tenuto, abbastanza costante, e la forza per aumentare la velocità negli ultimi 500 metri. 
Qui la classifica, che mostra che c'è gente che va veramente come le palle di fòo, e che sto dietro veramente a troppa gente (74° di categoria... occome vanno?).
Intanto si prova a portare a 6 gli allenamenti settimanali, che lo voglio fare da tempo (impegni permettendo) e tra 10 giorni si replica con una gara speculare in quel di Campi Bisenzio, piatta piallata.
... ed eccola, la Piazza dell'Isolotto, da cui si passava al chilometro 3.