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lunedì 11 aprile 2011

PACE-MAKER







Che poi correre non è proprio mettere semplicemente un piede avanti all'altro, sollevandosi momentaneamente da terra.
Ci stanno tante cose dietro, e tante possibilità. E modi diversi di vivere una gara.
C'è ad esempio chi se la corre con due palloncini colorati legati alla canottiera, con su scritti dei numeri. Sono i PACE-MAKER, incaricati di correre la Maratona o la Mezza Maratona ad un ritmo costante, per concluderla nel tempo indicato dai numeri scritti sui palloncini, e fare così da punto di riferimento per atleti meno forti e/o meno esperti.
Potevo non provare a fare un'esperienza del genere? 
Per le mezze maratone in Toscana il servizio pace-maker è collegato alla ONLUS "Regalami un sorriso" del grande fotografo del podismo Piero Giacomelli. Così tramite il forum della ONLUS mi offro per la Mezza Maratona di Empoli di ieri, per la fascia di tempo dell'ora e trenta minuti.
E prendo l'impegno seriamente, oh sì. In settimana, con nelle gambe ancora gli effetti delle strade dissestate della Firenze half Marathon di domenica scorsa, simulo un po' di chilometri al ritmo costante da tenere  a Empoli. Poi, venerdì il mezzo dramma: al termine dell'ultima blanda uscita, sento un bel colpettino al retrocoscia sinistro. Cazzo e ri-cazzo, sarà una roba da nulla, ho dovuto solo rallentare, ma per fare 21 km a 4'15" bisogna essere a posto...
Il sabato faccio una piccola riprova, che mi conforta un po'. 
Domenica mattina però arrivo a Empoli preoccupato, e non tanto per me, quanto per non riuscire a fare quanto dovuto.
"Boia, senza nebbia" il commento più sentito a giro per gli spogliatoi. E infatti l'umidità relativa avvicina le percentuali di parlamentari che votano a favore dell'aumento delle loro prebende (compresi gli IDDIVVINI, mortacci loro). In compenso non c'è il caldo atteso, ma niente paura: allo sparo, il sole si materializza con la prontezza di Scilipoti quando c'è da votare per il padrone, rendendo la piana empolese una stufa a secco (il sole, no Scilipoty).
Comunque sia, tra la nebbia mi imbatto nel punto di ritrovo del gruppo, e mi montano i palloncini. Foto di rito, gridi maori di battaglia, presentazioni sega dello speaker, e si parte.
Primo chilometro imbottigliati, poi ci si mette a ritmo e capisco subito che la gamba non ha problemi. E il tutto è divertentissimo, anzichenò, e dopo un po' di titubanza mi lancio nell'attività tipica del pacemaker che è quella di parlare di continuo per da' i tempi al chilometro oppure utili nozioni orografiche e paesaggistiche del tipo occhio qui c'è delle bùe sembrano i conti di tremonti oppure occhio al palo che vi ci sfiocinate, poi 'un date la colpa a me.
Del pari, m'accorgo presto che il mio compagno d'avventura ha uno strano senso del ritmo, e sì che per lui non era la prima volta. I chilometri dal quarto all'undicesimo scorrono con lui che guida, e io che ogni poco lo affianco per dirgli o brodo rallenta che si va troppo veloce, spinto anche dal bubare continuo dei runners intorno. Infatti:


















Al dodicesimo gli dico che rallento perché troppa gente non ce la fa a tenere il ritmo, e provo a riportarli sotto. In realtà siamo ben sotto la media dovuta, e allora tengo semplicemente il passo giusto fino in fondo, anzi leggermente superiore, tenendo un bel gruppetto e recuperando quelli che si staccano davanti. L'ultimo chilometro lo faccio praticamente tutto voltato all'indietro, a incitare quelli che seguono. Ed è buffo sentire a distanza lo speaker che annuncia l'arrivo di entrambi i pacer, mentre uno chiude sotto all'ora e 29 e l'altro (me medesimo) arriva un minuto dopo, in 1 ora 29 e 45. Non bellissima 'sta cosa, ma mi sembrava giusto così, e i ringraziamenti della gente me lo confermano...
Bello, bello. Lo rifarei anche presto, ma l'ultima Mezza c'è il 25 a Prato, e lì corro per me, spero forte.