sabato 26 febbraio 2011

Mutatis mutandis...

... che non significa cambiate le mutande, bensì cambiato ciò che bisogna cambiare, in termini di spazio, tempo, circostanze e quant'altro.
A cosa mi riferisco?
Ma all'ennesimo e definitivo salto di qualità del servizio televisivo pub(bl)ico italiano.








Ora, sopportare la presenza dell' imparziale paladino della libera informazione, dell'autodeterminazione delle donne e della dieta mediterranea nel posto che fu di Enzo Biagi (che è morto e quindi non può nemmeno difendersi a scaracchi o quanto meno invocare le forze dell'Ade, cioè volevo dire a'Ppadreppie) corrisponde, cambiate le mutande appunto, ad avere/aver avuto, che so:
- Gianni Morandi al posto di Joe Cocker sul palco di Woodstock


- Maurizio Lupi come top runner a Berlino al Posto di Haile Gebrselassie

- Un ex fascista dalla testaatriangoloisoscele collabaseinalto nel seggio di Presidente della Camera che fu di Nilde Jotti
Nilde... e tu dovevi imparargli meglio
Il triangolo noooo...

(uhm... questa mi sa di deja vu)

E ancora tanti altri scenari, ipotetici (che so, la Gerini al posto di Nathalie Portman nel sequel di V per vendetta, con colonna sonora di ZAMbuglione) o orribilmente accaduti (che so, Occhetto, D'Alema, Veltroni, Franceschini, Bersani nel ruolo che fu di Berlinguer, o Renzi sindaco di Firenze nel posto che fu di La Pira).

... Mala Tempora Currunt.

lunedì 21 febbraio 2011

La porti un bacione a Scandicci...



Ci si potrà chiedere cosa c'entra questa copertina con questo post.
Beh, mica è facile trovare qualcosa da dire sul ridente (ma che c...o ciavrà da ride') paesone di Scandicci alle porte di Firenze, che esuli dalla triste (e trista) mitologia di "Cicci, il mostro di Scandicci" che tanto ha tormentato l'infanzia di quelli della mia età, nei primi anni '80, ispirando filastrocche, canzoncine paurose, sfottò crudeli.
Meglio parlare di letteratura, per introdurre la fantastica (per me) gara di ieri.
Perchè, sapevatelo (io l'ho scoperto per caso), proprio a Scandicci David Herbert Lawrence trovò l'ispirazione per scrivere, dal 1925 al 1928, il suddetto capolavoro. Mi chiedevo cosa ci potesse trovare d'ispirevole in un posto così, che tra l'altro era a quei tempi uno dei posti più fascisti di questa parte della galassia, prima di scoprire che in realtà il Lawrence abitava nella splendida collina di Mosciano che domina il paese. Ah, ecco.
La trama dell'opera: una talentuosa attrice molto drammatica (Chatterley è il nome d'arte, all'anagrafe fa Bartolini) sposa un ricchissimo cialtrone mitomane e tossicodipendente, con l'abitudine di farsi da solo. Stanca delle feste continue a base di minorenni e dittatori assortiti e della servitù di glabri ex-sindaci comunisti ed ex(?)-picchiatori, diviene l'amante di un filosofo del nulla che diverrà sindaco barbuto di un posto pieno d'acqua, ritirandosi in una vita governata dalla sensualità e dall'appagamento sessuale.
Boh, mi pare fosse così, l'ho letto un po' di anni fa.
Ma veniamo alla gara.
Mezza maratona città di Scandicci, un classico del calendario toscano.
Fino all'anno scorso era uno dei pochi percorsi mossi tra le mezze in calendario, quest'anno c'era un nuovo percorso molto più scorrevole interamente in paese, due giri francamente bruttini, ma per com'è andata va bene così.
Come al solito dormo poco e male, ci faccio appena caso ormai.
La giornata è ideale: dieci gradi alla partenza, cielo coperto, neanche una bava di vento.
La partenza è in piazza Matteotti, di fianco al Monumento ai Caduti della Resistenza di Scandicci (che io DEVO sempre citare, di questi tempi è doveroso).
Che dire della gara?
Due cose: che ho corso proprio bene, e che è stata una grande emozione, perché l'ho fatta proprio come volevo.
Il risultato: 1ora 21' e 24", media 3' 51".
Fa un grande miglioramento (1'50" circa), fa la convinzione di aver fatto una buona scelta a puntare sulle mezze maratone nella prima metà dell'anno, pur col rammarico di rinunciare ad andare a Roma fra un mese. Fa inoltre la possibilità, non solo la speranza, di poter attaccare il muro dell'ora e 20 minuti, che sembrava lontanissimo solo poco tempo fa.





















Anche se la partenza è stata troppo veloce (eh, mi son fatto trascina') il ritmo è stato sempre regolare, la concentrazione massima (di distrazioni ce n'erano poche, del resto). L'unico piccolo rammarico è stato non riuscire a cambiare decisamente nel finale (tanto che il mio compagno di squadra Bernardo, giovane virgulto che arriva dalla pista e che mi ha raggiunto al diciannovesimo, mi ha dato quasi 30 secondi in 2 chilometri...) ma sono dettagli da affinare in futuro.
La classifica: degli 815 iscritti, concludo 51°, 43° di categoria. Ma questo conta davvero poco.
Il video seguente un c'entra una cippa, se non nella simbologia del fiore di loto (che produce simultaneamente il fiore e il frutto, cioè l'effetto si produce nel momento stesso in cui si pone la causa. E poi è così bella l'idea di un fiore che cresce in uno stagno melmoso, suggerisce qualcosa d'importante sul qui e ora).
Ma questi signori son talmente geniali che voglio godermeli in questo momento di... chiamiamola overdose endorfinica, va'.

mercoledì 16 febbraio 2011

Ancora una manciata di Haiku.

Poi mi sa basta, che sennò divento monotono.
Come sempre, cliccare sui linchi.


HAIKUel6Aprile

L'Aquila trema:
sPorcata. Due anni dopo
Porco vacilla.

HAIKUandosenonSempre

Libere, degne.
A piede libero, indegno.
In-differenza.

HAIKUantoseiServo

Avrebbe detto
Cesare, Nomen Omen:

HAIKUreggeVerdi

solo l'anima vostra:
verde-marrone.

HAIKUiMedioevoProssimoVenturo

Ipocrita velo,
Difesa della Vita:
Morte dell'Etica.

HAIKUoreNero


Nobil vigore,
statista esemplare? No:
vil Picchiatore.


HAIKUloFlaccido


Mahatma, Madiba,
Padre: si raccoglie ciò
 che si semina.

venerdì 11 febbraio 2011

Via dai coglioni...

... lo zio di Ruby.

Quello da parte di naso.

Si aspettano notizie da quello da parte di fava, o di culo flaccido.


 Hosni... adess' te facc' u' ggiuoco


giovedì 10 febbraio 2011

Doping, e ancora stramaledetto doping.

Mi chiedo da anni cosa può portare un atleta, giovane o meno giovane, forte o meno forte, dalla cultura più o meno vasta ad avventurarsi nei tristi e loschi meandri del doping. 
E' il "sistema" che è marcio di suo, oppure ha delle falle e i più furbi riescono a infilarcisi? è voglia di apparire ed emergere ad ogni costo, anche a scapito della salute? Sono vittime, ma di aguzzini senza scrupoli o solo e soltanto di se stessi?
Una cosa è certa, quando qualcuno si addentra in una strada così impervia, che sia una sua scelta o sia caduto in un gioco più grande di lui, non è più degno di essere chiamato sportivo. Lo sport è prima di tutto sfida con i propri limiti, una sfida in cui non è concesso barare, e questo vale ai massimi livelli agonistici come ai nostri livelli amatoriali. Trovo inconcepibile barare per sembrare quello che non si è, è un'incommensurabile confessione di mancanza di qualità interiori, che si cerca di vicariare potenziando quelle "esteriori". Come, che so, un ultrasettantenne di infime qualità morali che si ricopre la testa di un percolato radioattivo e si circonda di ragazzine coprendole di euri (tralasciando i reati connessi, basterebbe questo per foderare la sua coscienza di scaracchi purulenti).
L'ultimo caso mi fa veramente torcere le budella, perché si tratta di un recidivo che era da poco tornato alle gare. Riccardo Riccò, ventisettenne ciclista emiliano secondo al Giro d'Italia 2008.
Il Rick Astley delle due ruote
Il tipo qui fu colto per la prima volta con le mani nel trogolo al Tour 2008, risultando positivo al CERA, l'EPO di terza generazione. Lo ricordo spavaldo un paio di giorni prima quando, vincendo a Bagneres du Bigorre dopo essere scattato sul col d'Aspin, sul traguardo si rivolse alla giornalista Rai con un "che classe!" che a risentirlo ora fa venir voglia di prenderlo a coomeri sur groppone mentre è in discesa sul Pordoi, se ce lo fanno tornare. Squalificato per due anni, poi ridotti a 20 mesi per "collaborazione", è tornato alle gare l'anno scorso. Tre giorni fa Riccò ha un malore e va al pronto soccorso dell'ospedale di Pavullo. Diagnosi - pare - insufficienza renale dovuta a un'autotrasfusione che il corridore si sarebbe fatto a 25 giorni di distanza dal prelievo del sangue. Per questo ora rischia la radiazione come recidivo, e sarebbe anche il caso.
A che cosa si arriva... per 25 giorni avrebbe conservato il proprio sangue in casa... mi chiedo se fosse consapevole dei rischi che correva. Per cosa poi? per tornare a vincere in modo immeritato come due anni fa?
Non è il primo e purtroppo non sarà l'ultimo. La lista si allunga sempre più, e tanti sono tra l'altro i casi curiosi, perché chi bara non ha evidentemente la faccia per ammetterlo, e si inventa le scuse più becere (Qui una discussione di qualche mese fa in proposito, e chissà che chi la propose non si senta "evocato").
Tante le delusioni in questi anni, e mi limito agli sport che preferisco, ciclismo e atletica. Nel ciclismo gli ultimi anni sono stati un bollettino di guerra, ogni nome è un colpo alla speranza di uno sport finalmente pulito.
Birillo
In Vino Mendacio
I sospetti su Armstrong. Le confessioni di Floyd Landis. Stefan Schumacher, il cui avvento avevo salutato come la comparsa di un calzolaio finalmente decente nel mondo dello sport. L'"operacion Puerto", che coinvolse una marea di gente, da Ullrich a Valverde a Birillo Basso. L'ultimo grande, Alberto Contador, che in questi giorni sta arrampicandosi eternamente sugli specchi (oh, mi piacerebbe dargli retta, ma via...). E poi due che venivano da tutti considerati modelli di pulizia, Alexandre Vinokourov e Davide Rebellin, beccati mica da ragazzini.





Come dimenticare poi quest'individuo?

E questa tizia
Ecco, mi fermo qui perché son senzibbile e ho già lo stomaco sottosopra.
E come non chiudere con un classico del buonismo inutile, gli SPOT ANTIDOPING? Questo è stato premiato come miglior spot 2009 dalla (ahahahahah) nazionale italiana di calcio. Ecco, a guardare 'sta roba si dà quasi ragione a Riccò. 

Volete un VERO spot antidoping? foto a confronto. Negli anni '70-'80 nella ex DDR c'era il doping di stato, in particolare per le donne ("è facilissimo dopare una donna, basta farla diventare un uomo"). Dopo il 1990, di tutte le campionesse che spadroneggiavano nell'atletica, una sola rimase ad alto livello  nella Germania unificata: Heike Daute-Drechsler, una delle più grandi atlete di ogni tempo, in grado di vincere mondiali, europei ed olimpiadi dal 1983 al 2000. 
Questa la ventenne Drechsler negli anni '80.




















Questa invece la Drechsler a fine carriera dopo aver trionfato ancora alle Olimpiadi di Sydney, nel 2000, a 36 anni.



Ora, se a quasi quarant'anni una sembra la figlia di se stessa a venti (e questa non sembra sua madre, bensì suo padre, ma avendocelo più lungo), io dico che i danni del doping li capisce anche un Riccò, ok?

martedì 8 febbraio 2011

Di sciacalli e altri animali.

A volte capita di sentirsi un po' così.
Di alzarsi che è già pomeriggio, perché sei andato a letto dopo l'ennesima, dura notte in ospedale in cui ti sei trovato come sempre di fronte alle contraddizioni infinite di un sistema sanitario che - in ogni caso a ragione - viene considerato ancora tra i migliori del mondo.
Capita che quello che ti stanca non sono solo - e non tanto - le tante ore in piedi, l'attenzione da mantenere alta nel cuore della notte, le decisioni da prendere in pochi attimi. Quello che stanca di più è sentirsi parte di un ingranaggio in cui la sanità è una delle tante voci, tra le più stonate, di questo grande mercato delle vacche in cui stiamo lasciando che si trasformi questo paese, per limitarci ad esso. Quello che stanca è anche accorgersi che gridare il proprio NO alla freddezza, alla spersonalizzazione della gente, all'interesse a tirare a "fa' ciccia" non trova riscontro nei colleghi né tantomeno nei medici, parlando come atteggiamento generale. E ti rimane comunque la paura, quando non già la sensazione, di lasciarti coinvolgere dall'"andazzo generale", di chiudere più o meno consapevolmente uno o anche tutti e due gli occhi per esaurimento, per quieto vivere, perché vittima dell'ineluttabilità di certe nefaste tendenze.
Capita di alzarsi così.
In una giornata in cui neanche il sole ha voglia di infrangere quel muro di nebbia innalzato dall'alta pressione.
Capita di fare un giro per siti d'informazione, e trovare motivi di rabbia, da incanalare in direzione positiva.
Perché gli sciacalli lo avevano minacciato a suo tempo, e paiono fermamente intenzionati a mettere in atto la minaccia, con inaudita mancanza di rispetto e sprezzo del ridicolo.







Domani, 9 febbraio, è il secondo anniversario della morte di Eluana Englaro. Chiedo scusa agli sciacalli per l'iniquo paragone, perché qui siamo oltre lo sciacallaggio. Resto ancora in attesa della reazione di Micromega e dell'UAAR, che due mesi fa avevano lanciato una "Giornata per la libertà di scelta sulla propria vita" e che ora latitano.
Non latita invece il branco (con in testa i capibranco Fazio, Sacconi e Roccella), che per domani si dà appuntamento a ranghi compatti al Centro Congressi Roma Event con l'ignobile collaborazione dell'Università La Sapienza.


Ma questo evidentemente non basta. Il branco assume in qualche modo anche le caratteristiche di un gregge, e come tale entra in gioco il cane pastore. Che oltre a benedire (stupore) l'iniziativa suddetta ci mette del suo, indicendo per l'11 febbraio nientemeno che la sedicente "Giornata mondiale del malato", nella "ricorrenza della memoria della beata vergine di Lourdes". Lo scrivo tra virgolette sennò sembra che, essendo nel 2011, piglio per il culo. E quando, il soave pastore (sì, ma delle anime de li mortacci sua), ha indetto questa giornatina di givbilo? ma niente meno che il 21 novembre 2010 ("festa di Cristo Re dell'universo", tanto per restare ancorati al ventunesimo secolo, eh), cioè negli stessi giorni in cui Fazio e la Roccella proclamavano il loro Giorno dello Sciacallo.
Tu guarda a volte le coincidenze eh?
Oh, il testo linkato sopra col discorso di Nazingher meriterebbe una bella disamina parola per parola. Ma ora un ce la fo. Chi ha stomaco lo faccia per conto suo E who hath understanding reckon the number of the beast. For it is a human number.


Penso che adesso andrò a correre, un 13-14 km in progressione. E correre è anche meditare, in queste circostanze. E caricarsi, certo.
Per finire, il 21 febbraio la discussione sul testamento biologico torna in parlamento. Medici e altri operatori sanitari prendono posizione con due spot, che io trovo pacati ma convincenti. Sicuramente un buon punto di partenza.











mercoledì 2 febbraio 2011

Pro et contra

Stamani ha finalmente chiuso la Fabbrica del Muco Stantio Appestato.
Esaurimento scorte.
Torna così libero il passaggio per le polveri sottili.
Mai una gioia.
Anzi, una sì: potermi unire al popolo di chi si identifica con le proprie gonadi:


lunedì 31 gennaio 2011

Nessun dorma...

... soprattutto io, perché la sveglia suona alle sei di una domenica mattina dopo una notte insonne passata a estrarre un giacimento di muco nasale che neanche il mio naso avesse vita propria, o fosse la House of Leaves.
E dove vuoi andare una domenica mattina che cade misticamente in un giorno libero, gocciolante come un lama e con la gola color vomitodibriao, se non a fare una bella mezza maratona?
A questo giro un migliaio di persone è ospite di un grande italiano. E mai la parola ospite fu usata più appropriatamente, visto che il paese di Torre del Lago deve la sua fama proprio al grande Giacomo Puccini, che vi si trasferì da Lucca nel 1891 e lo elesse a suo rifugio, componendovi la maggior parte dei suoi capolavori. Così Puccini descriveva il borgo:
"Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia... abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali (sì, proprio CIGNALI), lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere (scopaiole?). Padule immenso. Tramonti lussuruosi e straordinari. Aria maccherona d'estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi".
Ed è proprio il vento da nord-est a caratterizzare la gara, risparmiata per quasi tutta la durata da una pioggia che invece sembrava inevitabile. Vento gelido che si è fatto sentire, contrario abbestia, soprattutto negli ultimi 5 chilometri.
Che gelida manina....
La partenza è sullo sfondo del Lago di Massaciuccoli, famoso - guarda un po' - per aver ospitato le battute di caccia del maestro; sulla riva sorge il Belvedere Puccini (tu guarda le omonimie) con Villa Puccini, oggi Museo Villa Puccini
Inspiegabilmente alle dieci in punto partono le note dell'Inno di Mameli (boh) e a seguire finalmente il Nessun Dorma. 
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d'amore e di
speranza...
Non c'è tempo di sentire il resto. Un bieco burocrate, assessore di non so che, sillaba un conto alla rovescia, finché.... gong! 
Chi quel gong percuoterà
apparire la vedrà.
[...] 
Dolci amanti, avanti, avanti!
Quando rangola il gong
gongola il boia.
Ed è certamente un vento boia che accoglie il gruppo. Nella prima parte è perlopiù trasversale, quindi sopportabile. Si percorre ammucchiati il viale principale, che con sforzo di fantasia chiameremo col suo nome, viale Giacomo Puccini, sul quale con un'ernia al cervello di fantasia degli urbanisti lucchesi si affacciano via Turandot, via Boheme, via Tosca.
Il frastuono del gruppo compatto è... celestiale. 
Ho udito i lesti
passi ed un fruscio di vesti...
Il percorso è raccontato di volata: una serie di estenuanti rettilinei, che un se ne vede la fine, prima sul viale Puccini, poi sul lunghissimo viale dei Tigli verso il porto di Viareggio, percorso nei due sensi: si ha il modo così di godersi il passaggio dei primi, anche se in queste gare il copione è più o meno sempre lo stesso: c'è il gruppetto dei keniani, poi viene il gruppetto dei marocchini con gli italiani più forti, poi noialtri brodi alla spicciolata. Il ritorno sul viale dei Tigli è in leggerissima, snervante salita. 
Vissi d'arte, vissi d'amore...
Concluso il viale siamo ormai al quattordicesimo chilometro. Si va verso il lungomare, e al sedicesimo il giro di boa introduce gli ultimi lunghissimi, infernali chilometri controvento.
Braveggia, urla! - T'affretta 
a palesarmi il fondo
dell'alma ria!
Va'! - Moribondo,
il capestro t'aspetta!
La mia gara: primi dieci chilometri ottimi, passaggio ai 5 in 19'21", ai 10 in 38'52". Tenuta sul tratto in leggera salita e passaggio ai 15 in 58'36". Da qui, coltello tra i denti fino all'arrivo con il ventunesimo in 3'49".
Alla fine 61° su 724 classificati in 1ora 23'13", media 3'56"/km.
Dilegua, o notte!

Ora febbricito, ma sono soddisfatto, perché è venuta una bella gara in condizioni difficili (ambientali) e precarie (mie). E perché lo sport è sempre una bella metafora della vita, si lotta e si vince con se stessi.
E un vedo l'ora di farne un'altra.
Tramontate, stelle.


Questo video e il pezzo c'entrano poco con la gara, tranne ovviamente il riferimento a Puccini, ma il pezzo è talmente bello che ce lo incastro lo stesso.


martedì 25 gennaio 2011

Liberiamoci del maiale!

Ora, vorrei subito precisare che io in cucina sto dall'altro lato del tavolo, sì insomma adoro mangiare, e mangiare bene, ma se si tratta di cucinare mi fa una fatica boia, pur adoperandomi a volte con profitto.
Aderisco però volentieri a un'iniziativa di due blog di cucina, che già tempo fa avevano  partecipato al "Metti un finocchio a cena" di Gaia contro l'omofobia.
Il banner della nuova iniziativa è questo:


Ecco i linchi ai blog promotori:
Si può facilmente immaginare che ci si fa qui promotori di una qualcerta malcelata ostilità verso i comportamenti con le donne del presdelcons. geom. pennellocinghiale. 
Si tratta quindi di pubblicare una ricettina avente il mondo dei suini come protagonista, onde esorcizzare la presenza del suo più indegno e lercio rappresentante ai massimi vertici delle istituzioni, e promuoverne la riconduzione a scaracchi nel suo habitat, il porcile dell'oblio.
Bando all'accidia, quindi, e andiamo a introdurre l'Arista flambata al Vov.
Si proceda obbligatoriamente così.

Si prenda un maiale (Sus Scrofa Domesticus) di mezzana grandezza e lo si insegua con una SiNca mille del '79 in discesa (ma in folle e lavorando adeguatamente di controsterzo) sulla provinciale da Lucolena verso Ponte agli Stolli. Rese così le sue carni dure asserpentate ma stoppose come quelle dell'anatra anziana, lo si ammazzi con l'inganno e lo si dimentichi una nottata nel bagagliajo. Procuratevi ora al mercato nero un flessibile con lama di praseodimio temperato che userete per ricavare un bel pezzo d'arista (si fa per dire) dalla carcassa dell'anymale.
E veniamo alla preparazione del condimento. In una marmitta da campo sbattete 42 òva cui unirete l'equivalente di un pacco di Macine da un chilo ma contenente grana grattugiato (o, se preferite, direttamente le Macine sbriciolate), du' belle manate di pinoli del 16, segatura quanto basta e un etto abbondante di lievito di birra. Cuocete l'impasto a 180 gradi per sei orette buone in una stufa a secco fattavi prestare dal più vicino laboratorio di Radiobiologia, quindi usate di nuovo il flessibile per ricavare nel MANUFATTO  così prodotto uno spazio delle dimensioni ESATTE della vostra superba arista.
Cullata dal vostro splendido condimento, cuocerete ora l'arista fino a che assumerà il colore del RIO DESTINO.
Eccovi pronti agli ultimi ritocchi: guarnirete il tutto con cocomero tagliato a dadini e spicchi d'aglio crudo stemperati nel caramel mou, e chi gli piace potrà aggiungere una fetta d'arancia al centro dell'arista, ma sia chiaro che qualcuno potrà considerarlo volgare.
Ed eccoci all'atto di andare in tavola: con un'innaffiatojo da ramato cospargete l'invidioso alimento con un mix di marsala e alcool a 90 gradi, cui darete fuoco ad assicurare un effetto flambé e il caratteristico odore del Vov per i quali mi rammenterete a lungo. 
Si consiglia di servire questo piatto ad una tavolata di porporati e vedove di generali.
Io nel frattempo me ne vo da Zocchi, via Bolognese, ristoratori dal 1783, per una cena tuttomaiale. Buon appetito.

PS: unicuique suum. Ricette in stile similare (ma molto meglio) le scriveva quindici-vent'anni fa l'immortale Sardelli sul Vernacoliere, questo va detto!


domenica 23 gennaio 2011

Aggiornamento allenamenti

Questa che si sta concludendo è stata una settimana pesante sotto tanti punti di vista, dalla situazione generale del paese fino al lavoro, dove ci sono colleghi che riescono a far sentire la loro ingombrante presenza anche mentre sono in ferie, segno evidente che c'è qualcosa di grosso da risolvere.
Per non farmi mancare nulla, decido di inserire un paio di allenamenti pro-mezza maratona di domenica prossima, che comunque non è l'obiettivo principale del periodo, quello sarà la Mezza del 20 febbraio (eh sì... la Maratona di Roma si sta allontanando dai miei pensieri [però... dalla Maratona di Roma alla Mezza Maratona di Scandicci... questo deve significare qualcosa, ma non so bene cosa]).
Giovedì 20: mi reco in riva all'Arno per l'allenamento, ma le troppe invocazioni al santopadreratzi devono aver trasformato il familiare rivo in Stige e Acheronte, perché va in scena un girone chiamato diecipermille (10x1000) che non vuol dire che hanno alzato l'aliquota che gira e rigira va in culo a noi e in tasca al santodicuisopra, ma son proprio dieci ripetute di 1 km con recupero di 1 minuto e 30, con un vento bastardo, 3 gradi centigradi e conseguente vestiario che ti rende come un palombaro goffo ma sgraziato.
Inzomma, un patire che 'un vi dico.














Insomma, per una gara di 10 km così ci metterei una firmetta subito. Ho tolto i recuperi, il ritmo doveva essere quello della Mezza meno dieci secondi, però boh, chi lo sapeva quale ritmo impostare come ritmo mezza! il rischio è di andare troppo dietro ai sogni e troppo poco dietro all'obiettività. A giudicare dal risultato, 3'50"/km sembrerebbe un ritmo pausibile al momento, e darebbe un risultato di 1 ora e 21, NIENTE MALE. Solo che alla fine ero mezzo morto.


Sabato 22: solita situazione, si aggiunge un'umidità degna del Bangladesh ma     il freddo mi fa pensare che Cocito non sia lontano. Riscaldamento lungo, soliti indumenti bloccagiunture e via per un 4x2000 a ritmo mezza con recupero di 1 km a ritmo mezza + 35 secondi (quindi, seguendo le indicazioni dell'allenamento precedente, 2000 a 3'50"/km e recupero sui 4'25"/km).
















Il primo 2000 forse troppo veloce, l'ultimo ero decisamente in crisi. In media ci siamo.
Oggi mi confermo eternamente distratto perché dovevo fare una ventina di chilometri in leggera progressione, e sono andato al parco delle Cascine senza GPS né altre diavolerie che potessero darmi un'idea dello scorrere del tempo, se non l'abbassarsi del sole sull'orizzonte. Pochissimi mòccoli, e via lo stesso, fatti circa 19 km e alla fine ero esausto, e ti credo, come si può fare tanti chilometri il giorno dopo un allenamento veloce. 
Ora al lavoro, e mi sa che non sarà una notte leggera.